Perché da oltre 470 anni il quadro della Madonna è l’emblema della Fede e della devozione del popolo reggino?

Un pellegrinaggio atteso tutto l’anno tanto da mettere quasi in secondo piano San Giorgio, ma di fatto tutti sanno che la città ha due patroni, l’altra è la “protettrice”, Santa Maria Madre della Consolazione, colei che da secoli è invocata dal popolo reggino per difendere la città dal pericolo e dalla sventura (peste, terremoti, carestie, invasioni, guerre, ecc…), durante i quali la Vergine ha svolto un ruolo provvidenziale. La devozione verso il quadro della Vergine non è storia recente ma affonda le sue radici fin dal XI secolo, esattamente con le origini del Santuario dell’Eremo (Basilica di Santa Maria Madre della Consolazione).

Nel 1532, una comunità di dodici frati dell’ordine dei cappuccini minori di San Francesco da Paola, provenienti dal Monastero Basiliano del borgo di Sant’Angelo Vallettuccio, chiamati dall’Arcivescovo Geronimo Centelles, costruirono un chiostro per diffondere le regole francescane. In segno di fede, un nobile reggino, Giovanni Bernardo Mileto, nel 1533 donò ai frati un pezzo di terra con una piccola cappella e un ospizio, così, con l’aiuto dei cittadini, i frati iniziarono a costruire il convento ornandolo con gli stessi arredi della cappella, compreso un vecchio quadro bizantino della Madonna con il Bambino che collocarono sull’altare maggiore, dove rimase per quattordici anni.

Il convento fu benedetto dall’Arcivescovo Gaspare Ricciulli Dal Fosso e intitolato alla Santa Vergine della Consolazione. La proprietà dei frati cappuccini si ingrandì in seguito alle numerose donazioni succedutesi nel tempo, in segno di fede e devozione. Nel 1547, il nobile Camillo Diano donò ai frati un quadro del pittore Nicolò Andrea Capriolo, che venne benedetto nel Duomo, dall’Arcivescovo D’Agostino dei Duchi di Gonzaga, il 6 Gennaio 1548. Il quadro, ancora oggi portato in processione, raffigura la Madonna in trono col Bambino in braccio e ai lati ci sono Francesco d’Assisi, con le sacre stimmate, con nella mano destra il libro delle Regole e nell’altra una Croce, Sant’Antonio da Padova, con il giglio e il libro della Scienza teologica, mentre in alto due angeli incoronano la Vergine tenendo in mano una palma.

Durante la pestilenza del 1576, la Madonna, apparve in preghiera al frate Antonio Tripodi, annunciandogli la fine dell’epidemia, così in seguito al miracolo i frati decisero di dedicare la cappella del convento alla Madonna della Consolazione. Da quel momento il popolo reggino, al manifestarsi di ogni tragedia, iniziò a rivolgersi alla Madonna del Quadro. Furono tanti i miracoli che seguirono, come quando nel 1594, durante l’assedio dei Turchi guidati da Bassà Sinam Cicala, gli invasori si ritirarono di fronte alle porte del convento. La pestilenza del 1636 segna la data della prima Processione del Quadro, che sorretto da due monaci e seguito dal corteo dei fedeli, venne portato dall’Eremo al Duomo dove rimase fino al 1638 anno in cui si manifestò un altro miracolo, quello della città che rimase indenne durante un catastrofico terremoto. Fu così che ebbe inizio il pellegrinaggio al Santuario il 26 aprile di ogni anno. Una seconda Processione del Quadro ci fu intorno al. 1656 in occasione di un’ennesima epidemia, in seguito alla quale si spostò la data del pellegrinaggio al 21 Novembre con l’offerta di un Cero Votivo che ancora oggi si ripropone a settembre nella Cattedrale. Anche alla carestia del 1672, seguirà il miracolo della Vergine, infatti in seguito alle preghiere dei fedeli arrivarono navi cariche di cibo. La cornice d’argento e l’elegante base in legno, che ancora oggi ornano il quadro durante la festa, furono realizzate, nel 1693, con il ricavato della pubblica colletta.

Sarà solo nel 1752, il 26 Agosto, che Papa Benedetto XIV, proclamerà Maria Santissima Madre della Consolazione Patrona della città di Reggio. Ha così inizio la tradizionale festa che popola le strade reggine ogni anno il secondo sabato del mese di Settembre. In occasione del Quarto Centenario della Benedizione del Quadro, nel 1947, l’Arcivescovo Lanza indisse la Peregrinatio Mariae e il Quadro fu portato in processione per tutta la diocesi.

La processione nota con il nome di “Festa Madonna”, ogni anno si ripropone nel mese di settembre, per quattro giorni i pellegrini gravitano da tutta la provincia verso le due mete religiose (Il santuario dell’Eremo e il Duomo). La festa inizia il sabato e si conclude il martedì seguente. La “vara” pesa circa quaranta quintali e viene portata in processione da più di cento fedeli che la reggono a spalla con l’ausilio di quattro lunghe assi in legno. Il Quadro viene portato dal Santuario dell’Eremo, attraverso il Corso Garibaldi, fino al Duomo di Reggio, dove rimane esposto fino all’ultima domenica di novembre, poi viene riportato alla sua sede dove resta custodito fino all’anno successivo. Il Santuario dell’Eremo fu distrutto dal terremoto del 1908 e riedificato nel 1912 in stile romanico, a tre navate con una struttura lignea e mattoni.

Nel 1954 il fu demolito e il 7 Dicembre l’Arcivescovo Mons. Giovanni Ferro benedisse la prima pietra per la costruzione della nuova chiesa e firmò una pergamena che fu murata nelle fondazioni. Il moderno tempio progettato dall’architetto Anna Sbarracani Anastasi, è stato inaugurato il 30 Luglio 1965, mentre il 18 luglio la parrocchia fu affidata ai frati cappuccini. Il 6 Gennaio 1972 il Santuario fu proclamato Basilica Minore. L’edificio sorge in cima a una maestosa gradinata, la facciata agli angoli presenta due cappelle triangolari e per tutta la sua larghezza è ornata da un portico coperto a falde spioventi. Il portale è realizzato in pannelli opera dello scultore Guerrisi, dove vengono rappresentate scene della vita di Gesù e della Madonna.

La pianta della basilica è a tre navate, la luce penetra all’interno attraverso le finestre frontali e quelle laterali collocate sotto il tetto delle navate più basse, queste sono coperte da vetrate realizzate dal frate cappuccino P. Ugolino da Belluno. Sono tante le opere conservate nella Basilica, tra queste la tela della Madonna degli angeli (secolo XVI) realizzata da Giovanni Angeli D’Amato (doc. 1576 – 1614) e un grande quadro raffigurante San Giovanni che battezza Gesù nel Giordano, realizzato nel 1972 dal pittore messinese Simone Silipigni.

Nella navata a destra è collocato l’altare di Sant’Antonio con una scultura in bronzo dell’artista reggino Pasquale Panetta (1913 – 1989) e la tomba di Frà Gesualdo Melacrinò con una lapide verticale sulla quale un bassorilievo raffigura il busto del frate. Nella navata sinistra è collocato l’altare di San Francesco. Le pareti absidali sono ricoperte in mosaico con simboli liturgici, opera di Remo Rapone, realizzato in occasione del XXI Congresso Eucaristico Nazionale nel 1988.

Appoggiato a una parete vi è un tabernacolo in legno seicentesco, opera tipicamente cappuccina. Lungo le pareti laterali si articola una Via Crucis in bronzo dello scultore Panetta. In fondo alla navata centrale si trova il quadro della Madonna della Consolazione, enfatizzato da una moderna cornice in bronzo raffigurante scene del Vangelo opera dello scultore calabrese Alessandro Monteleone (1898 – 1967). Nel 2000, il Santuario dell’Eremo è stato sede Giubilare.

 

 

Antonella Postorino

ph – Giuseppe Andidero

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