Israele. La strada è in salita, ma Netanyahu punta alla riconferma

Urne aperte, Premier uscente vuole immunità e nuovi territori

(DIRE) 17 Set. – Hanno aperto alle 7 di questa mattina (le 6 ora italiana) gli 11.163 seggi in Israele per il rinnovo della Knesset, il parlamento israeliano. Si tratta del secondo appuntamento elettorale per gli oltre cinque milioni di elettori quest’anno, e sebbene la scelta sia tra 31 partiti, la stampa internazionale osserva che queste legislative hanno il sapore del referendum sulla riconferma di Benjamin Netanyahu. Il premier uscente, leader del partito di destra Likud, e’ da dieci anni protagonista della politica dello Stato mediorientale. Dopo le elezioni del 9 aprile, che gli avevano consegnato un esiguo margine di vittoria, Netanyahu non e’ riuscito a formare una maggioranza stabile e quindi e’ stato costretto a convocare nuove elezioni. Il principale avversario di ‘Bibi’ (cosi’ e’ soprannominato Netanyahu dai suoi sostenitori) e’ ‘Benny’, ossia Benjamin Gantz, del partito liberale Kahol Lavan (noto come il partito Bianco e blu). Netanyahu e Gantz avevano gia’ cercato di allearsi per formare il governo, ma i rispettivi seggi non sono risultati sufficienti a dar vita a un nuovo esecutivo. Le consultazioni con gli altri partiti sono risultate comunque un fallimento, dimostrando che ne’ una coalizione di partiti di destra e destra estrema, ne’ un’altra di partiti centristi e di sinistra, sembrano possibili. Sebbene Netanyahu sia dato favorito nei sondaggi, la vittoria non sembra cosi’ scontata. Su di lui pesano tre procedimenti giudiziari per corruzione, e non a tutti piace il disegno di legge sull’immunita’ che ha promesso di far approvare se sara’ riconfermato. In campagna elettorale il premier uscente ha promesso anche l’annessione di vari territori della Cisgiordania, in particolare quelli in cui negli anni ha autorizzato decine di insediamenti di cittadini israeliani, violando cosi’ gli accordi di Oslo secondo cui quei territori sono di competenza dell’Autorita’ nazionale palestinese (Anp). Una mossa che ha suscitato dure reazioni sia internamente, che da parte della comunita’ internazionale. In particolare, le Nazioni Unite e l’Unione europea – che sostengono la cosiddetta ‘soluzione dei due stati’ – hanno avvertito che se tale progetto sara’ portato a termine, non ricevera’ alcun riconoscimento legale dal momento che viola gli accordi. Anche l’Anp ha minacciato la fine di tutti gli accordi politici con Tel Aviv, nel caso di annessioni di territori posti sotto la propria giurisdizione. ‘Bibi’ in campagna elettorale ha pero’ fatto anche leva sulla sua amicizia con il presidente americano Donald Trump, che lo scorso anno ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele e proposto un “accordo del secolo” per porre fine all’annoso conflitto israelo-palestinese. Un’intesa che tuttavia avrebbe subito negli ultimi tempi qualche battuta d’arresto.

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