Mons. Vincenzo Bertolone.”La speranza dei santi antidoto alle paure moderne”

«La santità non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie». Le parole del Beato Luigi Monza, sacerdote fondatore dell’Istituto Secolare delle Piccole Apostole della Carità,  evocate da più parti nell’imminenza  della  festività di Ognissanti, sono molto di più di un semplice motto. Per rendersene conto, basta leggere la ricerca del Centro studi di Coop Italia sulle paure più diffuse tra gli italiani. Ne vengono  fuori i timori ancestrali, quali quelli del  buio e della propria salute, aggravati da quelli dei tempi presenti. In cima alla classifica non figurano, a sorpresa, terrorismo o guerra, bensì cambiamento e solitudine. Proprio così: nell’epoca dei social media e della connessione globale, mentre Greta ed i giovani della “generazione Z” scelgono la piazza per manifestare  la loro voglia di rinnovamento, ad inquietare sono solitudine e cambiamento. Di fronte a ciò è inevitabile guardare, ai Santi, luminosi esempi di un eroismo insito – paradossalmente – non nell’eccezionalità dell’azione quotidiana, quanto invece nella cura della stessa, informata ai principi evangelici. Alla maniera del Beato Puglisi, insomma: uno che esortava a rifuggire dalle paure e dai musi lunghi per scegliere gioia, fiducia e speranza. Questi sono i santi, e questo insegnano: costruire, “sporcandosi” per primi le mani, un mondo più giusto, dove  possano regnare giustizia, solidarietà, pace, bene comune. Qualcosa, dunque, come si legge nel Compendio di dottrina Sociale della Chiesa, che «non è la semplice somma degli interessi dei singoli ma, essendo di tutti e di ciascuno è e rimane comune, perché indivisibile e perché soltanto insieme è possibile raggiungerlo, accrescerlo e custodirlo, anche in vista del futuro». È l’antidoto contro la paura, la solitudine, il freno al cambiamento. È l’essenza stessa della santità: la speranza. Non un’evasione fantastica dalle angustie del presente, come sottolineava anche Benedetto XVI nell’Enciclica Spe salvi, e neppure un qualcosa di impalpabile e precario. Al contrario, la sintesi mirabili di tre elementi tangibili, ovvero: attesa del futuro, fiducia, perseveranza dell’attesa. Non a caso, del resto, l’iconografia cristiana rappresenta i santi con gli occhi aperti sul mondo: vi si scorge  la visione cristiana incarnata nella storia, protesa a gettare un seme di eternità, ad incoraggiare gli uomini e le donne nella lotta contro il male e l’ingiustizia. In quest’ottica, allora, accogliendo un invito più volte rivoltoci  da papa Francesco, ciascuno di noi, nessuno escluso è tenuto ad essere costruttore di speranza. È necessario ritrovare la forza della testimonianza trascinatrice, impegnarsi per cambiare ciò che non va nella società senza mai abbandonare se stessi, in equilibrio tra lo sguardo esteriore, vigile e capace di giudicare, e lo sguardo contemplativo dell’anima, fonte della vera spiritualità. Perché in fondo la santità, che non è solo dei santi, è una tela, e va tessuta filo per filo, giorno dopo giorno: da tutti!.
+ Vincenzo Bertolone

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