Una Domenica ricca di emozioni, con la performance di danza tra i dipinti della Pinacoteca e lo spettacolo “Ver Sacrum”con Manolo Muoio

Mercoledì la chiusura del Festival, al “Cilea”, con “La Tempesta” con Eros Pagni

Una Domenica ricca di emozioni nell’ambito del Festival “Miti Contemporanei”: un inedito momento culturale ha animato, nel pomeriggio, le sale della Pinacoteca Civica, teatro, per un giorno, di uno spettacolo di danza. Le opere d’arte non solo sfondo, ma coinvolte, come fonte di ispirazione, materia da cui trarre linfa, per una performance di grandissima intensità. Due giovani danzatori, della Compagnia Balletto di Roma, immersi, come il pubblico suddiviso in tre turni, in un’atmosfera quasi magica: Giulia Strambini e Paolo Barbonaglia – sulla musica (creata da Riccardo Joshua Moretti) evocativa, tra classicità e modernità, e grazie alla coreografia di Valerio Longo – costruiscono emozioni, unendo la tecnica perfetta alla sinuosità di movimenti che sembrano fondersi con il mondo circostante. L’arte non resta staticamente esposta ma, per un pomeriggio, sembra vivere ancor di più attorno a quei movimenti, alle storie, all’incontro di anime che emerge dal racconto in danza dei due giovani, e diventa tutt’uno con i protagonisti, come in un continuo rimando tra performance dal vivo e quadri. Ed è qualcosa che non può che coinvolgere il pubblico, anch’esso parte di questo momento: così vicino da sentire l’emozione di quei passi, di quei movimenti, di quel racconto.

“L’albero dei Sogni”, la performance proposta, ha al centro dell’ispirazione, appunto, “l’immagine dell’albero, simbolo di vita e appartenenza, ideale strumento di raccordo tra la terra, l’umanità e il cielo”, e si inserisce nel più ampio progetto “Reveals” che il Balletto di Roma ha avviato 2016 e che mira a portare, appunto, la danza in luoghi non convenzionali, interagendo e traendo ispirazione da essi.

Tra il pubblico presente ieri, anche l’assessore al patrimonio storico-artistico-archeologico-paesaggistico del Comune di Reggio Calabria, Irene Calabrò, che ha voluto evidenziare ancora una volta la comunione di intenti tra Comune e Festival, nell’ottica della valorizzazione dei beni culturali e artistici cittadini: “Questa iniziativa è in linea con la valorizzazione del patrimonio culturale che, come amministrazione, abbiamo portato avanti ed è positivo che l’obiettivo di un festival si sposi con quello di un’amministrazione pubblica. Vorrei sottolineare il tema del ricordo: con questa iniziativa si creano due ricordi, quello dell’evento, del balletto, e quello del luogo in cui è stato realizzato. E questo significa valorizzare il patrimonio culturale”.

Altro grande momento, quello che ha visto, in serata, andare in scena, al Cine Teatro Metropolitano, la prima nazionale dello spettacolo “Ver Sacrum – La crociata dei bambini”, di e con Manolo Muoio. Un intenso racconto, che trae spunto da “La crociata dei bambini” di Marcel Schwob e dalla storia del pifferaio di Hamelin, ma che, soprattutto, le rilegge in una chiave contemporanea, sia stilisticamente, che di contenuti. Un racconto che non può prescindere dai riferimenti all’attualità, all’emigrazione e alle morti in mare. Ed è un susseguirsi in scena di sette quadri, che si intrecciano, che danno diverse prospettive e da cui emerge la potenza del racconto stesso, che scuote e diventa memoria, tra storia, leggenda e, appunto, attualità.

Il tutto grazie alla grande forza scenica di Manolo Muoio, interprete eclettico che utilizza voce, corporeità, intensità della narrazione, scelte sceniche e drammaturgiche per arrivare a trasferire al pubblico la potenza del testo: la recitazione di spalle, in alcuni momenti, in cui la voce e la parola – come negli esempi dei grandi del teatro contemporaneo – diventano strumenti dirompenti; le scene, come quella iniziale, di grande impatto, in cui la corporeità dell’artista dà vita ad oggetti evocativi, creando metafore e rimandi che colpiscono immediatamente; o l’uso delle immagini, che scorrono alle spalle del protagonista, quasi inglobandolo, mai sovrastando, ma divenendo forti echi dell’oggi.

Una drammaturgia che unisce, dunque, mito e contemporaneità, attraverso la prova di Manolo Muoio che si conferma, con questo spettacolo (vincitore del bando per singolo artista di Miti Contemporanei), uno degli attori e autori calabresi più innovativi e talentuosi della scena italiana.

Il Festival si avvia, quindi, alla conclusione con un grande evento: mercoledì 4 dicembre, alle ore 21, al Teatro “Cilea”, l’attesa prima regionale de “La Tempesta” di Shakespeare, nella versione di Luca De Fusco. Una produzione del Teatro Stabile di Napoli che si avvale delle interpretazioni di alcuni tra gli attori più importanti del teatro contemporaneo, come Eros Pagni e Gaia Aprea, e di un imponente allestimento scenico che sottolinea l’innovativa lettura drammaturgica.

Recommended For You

About the Author: PrM 1