Coronavirus. A Genova Cinesi in piazza: Non siamo virus

In ristoranti presenze calate a 70%. Atti bullismo in scuole

(DIRE) Genova, 14 Feb. – “Sono quello di sempre, non sono un virus”. La comunita’ cinese e italo-cinese di Genova scende in piazza oggi pomeriggio, in largo Pertini, davanti al Teatro Carlo Felice. Bandierine rosse e tricolori, al presidio partecipano anche tanti italiani. “La gente ha paura di entrare nei nostri ristoranti, nelle nostre attivita’ commerciali- denuncia il portavoce Giorgio Wong- c’e’ un crollo totale delle presenze: per le sole attivita’ di ristorazione, i clienti sono diminuiti dal 50 al 70%. Ci sono locali che facevano 200-300 coperti al giorno, che ora hanno piu’ dipendenti che clienti”. Una situazione che, a lungo andare, non danneggia solo la comunita’ cinese ma, a cascata, anche i fornitori che per l’80% sono italiani. “Dobbiamo far passare il messaggio che non bisogna aver paura di noi cinesi perche’ non siamo virus- spiega Wong- la gente per strada ci guarda con preoccupazione, si allontana magari coprendosi il volto. Ma viviamo qui come voi, abbiamo le stesse possibilita’ di ammalarci che avete voi. Siamo i primi ad avere a cura la nostra salute e quella del nostro personale”. La comunita’ cinese a Genova e’ composta da circa 2.500 persone, che diventano 3.500 a livello regionale se si considerano anche gli studenti universitari. A causa del proliferare di un eccessivo allarmismo, accresciuto anche dalle fake news che circolano sui social network, il timore della comunita’ asiatica e’ quello di diventare sempre piu’ isolata. “Abbiamo avuto segnalazioni di qualche atto di bullismo da parte dei ragazzi piu’ grandi- denuncia il portavoce- e’ questione di mancanza di rispetto. Le famiglie dovrebbero far capire ai ragazzi che molte notizie allarmistiche che girano sono false”. La partecipazione di molti italiani al presidio e’ una piacevole sorpresa per Wong: “Vuol dire che la comunita’ genovese e’ con noi. Abbiamo fatto un appello a tutti quelli che ci conoscono, che frequentano i nostri locali, affinche’ venissero a manifestare con noi. Sicuramente e’ una buona cosa”. (Sid/ Dire)

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