Gatto agonizzante “abbandonato” nell’indifferenza dei passanti

Gentile direttore,

ho riflettuto a lungo prima di scriverLe, chiedendomi se servisse a qualcosa raccontarLe un evento che i più riterranno insignificante e che certamente non influisce in alcun modo sulla vita dei reggini. La vicenda recentissima di un povero gatto abbandonato agonizzante per ore sotto gli occhi dei cittadini mi ha portata a chiedermi se davvero l’animo di molti reggini abbia perso per strada valori basilari quali l’umanità, la solidarietà, l’empatia e quanto questi siano stati soppiantati negli anni da un distacco profondo e da un disprezzo per tutto quanto non ruoti immediatamente intorno alla propria persona. Sono volontaria per l’Associazione animalista Il Gattonero-Onlus, impegnata da anni a tempo pieno nella lotta al randagismo attraverso la tutela, cattura, sterilizzazione ed adozione dei gatti randagi sul territorio di Reggio Calabria. Vivendo lontano da Reggio posso prestare la mia opera volontaria solo a distanza ma essendo reggina di nascita seguo con affetto le vicende della mia sfortunata città. I valori che proprio a Reggio mi sono stati trasmessi sin da bambina mi spingono a tendere una mano quando incontro sulla mia strada un essere bisognoso d’aiuto, indipendentemente dal fatto che abbia due o più gambe, e mi ferisce vedere che nella città in cui sono cresciuta la gente ha imparato a vivere con i paraocchi, a non vedere niente di tutto quello che dà fastidio, che si tratti di spazzatura in giro, di violazioni al codice della strada o di un animale moribondo. La città appare abbandonata a se stessa, la situazione economica è drammatica e ne sono ben consapevole, lo vedo con i miei occhi quando vengo a Reggio, lo leggo sui media e lo sento dai racconti di amici e parenti. I reggini si sono abituati a sopravvivere senza più provare a lottare per cambiare le cose, a parte qualche eccezione la tendenza è quella di voltarsi dall’altra parte e turarsi le orecchie pur di non farsi coinvolgere in niente che non sia una facile battuta. E se c’è un gatto morente in strada si fa finta di niente e si passa oltre, è cronaca quotidiana per i pochi volontari di frontiera disposti a sacrificarsi sempre e comunque. Tutto ciò è aggravato dalla mala gestione pubblica degli animali, o dovrei dire dall’assenza di gestione. Secondo l’attuale normativa al sindaco spetterebbero tutela e benessere degli animali randagi, eppure a Reggio Calabria non esiste un gattile pubblico e non esiste un progetto di sterilizzazione dei randagi, nonostante le leggi vigenti in materia. In questo quadro desolante cosa succede ogniqualvolta ci sia un gatto in pericolo? E’ sempre la stessa storia, quei pochi cittadini desiderosi di aiutare la povera creatura, non sapendo cosa fare e preferendo evitare la rogna di un gatto che nessuno vuole, rinunciano a priori a fare un tentativo in prima persona e si rivolgono a Daniela Gironda, presidente de Il Gattonero, pensando che questa donna – che a furia di salvare gatti dalla strada ha scelto di creare una propria struttura privata dove ospitarli e prendersene cura in attesa di adozioni – abbia spazio e risorse all’infinito per accogliere nuovi gatti bisognosi, sia sempre pronta a correre al salvataggio a qualunque ora ed abbia la bacchetta magica per recuperare e far curare lo sfortunato animale con i pochissimi mezzi di cui dispone. Di avant’ieri l’ultimo episodio. Dal giorno prima un gatto investito giaceva sofferente in strada, in prossimità della via Sbarre Centrali, in una zona piena di negozi e bar. Per ore è rimasto lì sotto gli occhi della gente che andava e veniva a piedi, senza che nessuno muovesse un dito. Alla fine ieri mattina una signora desiderosa di aiutare il povero animale ha contattato un veterinario. Sarebbe bastato aiutarla a mettere l’animale in una scatola e portarlo in clinica, ma invece le è stato consigliato di chiamare l’angelo dei gatti, Daniela Gironda. Ma Daniela non ha a sua disposizione un esercito di volontari pronti ad aiutarla o a sostituirla se c’è da intervenire sul campo. Tutt’altro, sono solo due persone, Daniela ed il marito Eric, a compiere questo miracolo quotidiano, ma per farlo sono costretti a rinunciare ad avere una vita privata e lavorano 20 ore al giorno per prendersi cura dei gatti, mettendo da parte anche i tanti problemi di salute. Daniela è una piccola donna con un cuore enorme che non ce la fa a chiudere gli occhi e a far finta di non vedere le centinaia di gatti che finiscono in strada e rischiano la vita ogni giorno a causa della mancanza di senso civico dei suoi concittadini. Se ogni proprietario di gatti sterilizzasse il proprio animale, se ogni persona che fa figliare una gatta per avere dei gattini con cui giocare si prendesse cura di tutti i cuccioli e provvedesse a sterilizzarli invece di abbandonare mamme e figli quando crescono e non sono più divertenti, se chi ha un gatto se ne prendesse cura tenendolo protetto e mettendo in sicurezza la casa o il giardino, la città non sarebbe così piena di gatti randagi che continuano a riprodursi ed a morire di stenti. Al momento della chiamata Daniela era impegnata nelle terapie con i 200 gatti che ospita e non era in grado di intervenire, ed Eric era occupato come ogni giorno a fare il giro delle 18 colonie feline di cui si prendono cura. Una volta terminate queste incombenze, invece di tornare a casa a pranzare come sarebbe stato normale, ricevuta la chiamata d’emergenza Eric si è recato nel luogo indicato e grazie all’aiuto della signora che li aveva allertati ha potuto recuperare il gatto e lo ha portato dal veterinario. Poichè si trattava di un bel gattone giovane e forte è stato necessario sedarlo per visitarlo. Sono stati fatti i vari esami di routine ed il gatto è stato anche castrato, come sempre avviene per tutti i gatti recuperati dall’Associazione Il Gattonero. Purtroppo il povero animale presenta una grave frattura del bacino che al momento non può essere ricomposta con un intervento. Bisognerà aspettare il decorso e vedere se si può intervenire più avanti. Al momento il gatto è trattato con terapia antibiotica ed antidolorifici. Ovviamente le spese veterinarie saranno a carico di Daniela Gironda perchè nessuno dei cittadini che hanno assistito al recupero si è offerto di partecipare, come accade quasi sempre in una città dove ormai il peggiorare delle condizioni di vita ed il malcontento diffuso sembrano aver indurito i cuori e annebbiato le menti di tanti. In questi frangenti ci si dimentica anche che esistono norme che obbligano a soccorrere un animale ferito e che il mancato intervento è considerato omissione di soccorso passibile di denuncia. Noi volontari ci auguriamo sempre che la gente impari che non si nasce volontari o animalisti, lo si diventa aprendo il proprio cuore e la mente e vedendo le condizioni terribili in cui sono costretti a vivere i randagi. I reggini non possono continuare all’infinito a chiamare Daniela Gironda per risolvere il “fastidio” di un gatto in pericolo. Questa donna non dispone di alcun aiuto pubblico nè di volontari in loco e non è in grado di aiutare tutti gli animali anche se vorrebbe poterlo fare. Ogni cittadino può e dovrebbe fare la propria parte, chiedendo consiglio a chi è più esperto ed intervenendo in prima persona per salvare un animale in pericolo. Ma mi rendo conto che il messaggio è difficile da trasmettere nelle condizioni attuali di una città allo sbando. A chi volete che importi di insegnare ai propri figli il rispetto per una piccola vita che soffre se la gente non ha un lavoro per mantenerli decorosamente, quei figli? Come si può pensare di offrire cibo di qualità al proprio animale domestico se da decenni si è costretti a comprare acqua minerale perchè dai rubinetti esce acqua di mare se va bene, o acqua contaminata dai liquami nel peggiore dei casi? Come si può pensare di spendere dei soldi per sterilizzare un gatto se davanti alla porta di casa ti passeggiano topi di fogna e scarafaggi che banchettano fra i cumuli di rifiuti? Come si può pensare di far ricoverare un gatto in clinica se quando un reggino ha bisogno di una visita specialistica gli tocca prendere l’aereo, a condizione che trovi un volo quando serve, ed andare a farsi visitare al nord per far prima e meglio? Vi capisco, forse avete ragione voi, probabilmente i pazzi siamo noi animalisti che piangiamo davanti a un gatto ferito. O forse no, forse semplicemente, cari concittadini, a forza di contemplare l’elenco delle cose che non vanno in città avete perso la voglia di lottare. Di fronte a queste tristi situazioni che si ripetono di continuo non posso fare a meno di pensare che i reggini siano così abituati al degrado, alla perdita di senso civico e di umanità che mi sembra abbiano dimenticato cosa significhi agire in prima persona, rimboccarsi le maniche e lottare contro le ingiustizie, trasmettere ai propri figli il rispetto per l’ambiente, la natura, gli animali che sono nostri fratelli su questa terra. Che messaggio trasmette un adulto ai propri figli se vedendo un povero animale abbandonato a terra sofferente da ore o da giorni, non interviene e fa finta di niente mentre tutt’intorno ognuno porta avanti le proprie faccende come se niente fosse? Che impegnarsi per salvare una vita, anche se si tratta della vita di un gatto, è tempo sprecato, ecco il messaggio! Temo che molti abbiano dimenticato che è da semi minuscoli che nascono e crescono gli alberi più grandi e forti, che è con l’esempio che si trasmette l’amore, molto meno con un cuoricino su Facebook. E’ dai piccoli gesti che si impara il senso civico, l’umanità, la carità cristiana, molto meno andando a messa la domenica per mostrare il guardaroba firmato. Negli anni ’70 ero solo una bambina ma serbo ancora vivo nella memoria il ricordo di un’epoca in cui gli abitanti di Reggio, ancora orgogliosi della loro città, decisero di sollevarsi contro uno Stato tiranno che li stava schiacciando e lottarono per un ideale a mani nude contro carri armati e soldati ragazzini col mitra in mano. Da qualche parte l’anima di questa città respira ancora, anche se c’è chi vuole che resti sepolta viva. Non fatela morire come un gatto che nessuno vuole aiutare, aiutate quel gatto orgoglioso a vivere! Cordialmente, Stefania Zoccali.

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