Siria. Turchia apre frontiere a profughi, Atene usa i lacrimogeni

Anche Bulgaria rafforza pattugliamenti, ma a Idlib guerra continua

Women and children among Syrian refugees striking at the platform of Budapest Keleti railway station. Refugee crisis. Budapest, Hungary, Central Europe, 4 September 2015.

(DIRE) Roma, 28 Feb. – La polizia di frontiera greca ha usato i gas lacrimogeni come “deterrente” per disperdere circa 500 rifugiati siriani, che stavano cercando di entrare in Grecia attraverso il confine turco. Lo riporta il quotidiano locale ‘Kathimerini’, che cita fonti delle forze di sicurezza.Come hanno evidenziato i militari, l’azione si e’ resa necessaria dopo che nella tarda serata di ieri un alto ufficiale turco ha fatto sapere che la Turchia non sarebbe piu’ disposta a rispettare l’accordo siglato con l’Unione europea da 3 milioni di euro, volto a bloccare l’ingresso nell’area Schengen di profughi siriani. Fonti di stampa internazionali hanno parlato di “un ordine diffuso alla polizia, alle guerdie di frontiera e alla guardia costiera” di “non intercettare ne’ fermare” piu’ alcun migrante. “Da stamani non c’e’ traccia delle forze turche”, ha riferito il sindaco della cittadina greca di Orestiada, Vassilis Mavridis.
Stando ancora al quotidiano greco – uno tra i piu’ antichi, fondato nel 1919 – il numero degli agenti alle frontiere sono stati potenziati, mentre del filo spinato e’ stato collocato in vari punti del confine, in particolare lungo i corsi d’acqua.
“Ogni centrimetro e’ stato messo in sicurezza”, hanno spiegato al quotidiano greco.
Anche la Bulgaria ha adottato misure analoghe: “Abbiamo inviato forze di polizia al confine con la Turchia all’alba di oggi” ha detto alla stampa locale il primo ministro Boyko Borisov, che ha aggiunto: “E’ preoccupante che le guardie di frontiera turche se ne siano andate. C’e’ un pericolo reale: le persone stanno fuggendo dalle bombe” ha concluso il premier.
La decisione della Turchia sarebbe giunta al termine di una giornata difficile per il suo esercito impegnato nel nord-ovest della Siria: 33 soldati sono stati uccisi negli attacchi dell’esercito siriano sostenuto dall’aviazione russa. Mosca ha giustificato le morti spiegando che i militari “erano insieme ai gruppi armati estremisti”, che sarebbero il vero bersaglio dell’offensiva che il presidente Bashar Al-Assad ha sferrato nella provincia di Idlib a fine gennaio. Damasco intende riprendere anche il controllo dell’area per costringere i contingenti turchi a ritirarsi.
La guerra combattuta dai tre eserciti – sostenuti a loro volta da milizie locali e altre forze straniere, tra cui l’Iran – ha costretto quasi un milione e mezzo di siriani a lasciare le proprie case, su una popolazione totale di oltre 3 milioni. I campi profughi, come avvertono le organizzazioni umanitarie, non hanno piu’ posto epr accogliere nuovi esuli e cibo e attrezzature scarseggiano. Vivere nelle tende diventa inoltre piu’ difficile, dati i rigori dell’inverno. Giorni fa una bambina di un anno e mezzo e’ morta per il freddo.
Nonostante gli appelli alla tregua, non si arrestano gli intensi combattimenti: solo oggi a Saraqaeb e Ma’rat al-Numan sono morti 107 tra soldati e miliziani, come riporta il Syrian Observatory for human rights (Sohr). Numerosi i feriti tra i civili. Queste localita’ erano state riconsuistate dalle truppe di Damasco, salvo poi essere in parte riprese nell’ultima settimana dalla Turchia. Continuano anche i raid contro la citta’ di Idlib, dove ieri sempre secondo il Sohr, una famiglia di quattro persone – padre, madre e due bambini – ha perso la vita dopo che una bomba ha colpito la loro casa. Unica sopravvissuta, la terza figlia, una bambina piccola, come fanno sapere gli White Helmets, corpo volontario di soccorso impegnato a favore della popolazione. (Alf/Dire)

Recommended For You

About the Author: PrM 1