Salute orale: primo passo per il benessere sistemico

Sin dall’antichità, figure con particolari abilità e conoscenze in ambito medico erano molto ricercate. Queste persone furono le prime a depositare conoscenze mediche, tramandate oralmente di generazione in generazione fino a quando non iniziarono ad essere scritte. La prima testimonianza scritta di un dentista è la tomba di Hesy-Re, uno scriba egiziano che visse 4600 anni fa e il quale fu descritto come “il migliore tra coloro che trattano i denti”. Il fatto che l’Egitto fosse una terra attenta ai denti è testimoniato anche da un papiro con la prima ricetta conosciuta per una pasta dentifricia, un papiro risalente a più di 2000 anni prima, al IV secolo a.C. Più o meno a quel tempo, gli antichi greci, con Ippocrate (considerato il “padre” della medicina) e Aristotele, descrissero:

• i tempi delle fasi di dentizione;

• cure per carie e gengive infiammate;

• le estrazioni;

• l’uso di fili metallici per bloccare i denti in movimento

La conoscenza medica, ben attestata e diffusa in tutto l’impero romano, divenne sempre più rara con la fine della civiltà urbana che coincise con l’inizio del Medioevo, mentre nel resto del mondo fiorirono altre civiltà, come quella cinese, dove sin dal 700 d.C. i trattamenti erano talmente avanzati che in un testo si parla dell’uso di un’amalgama metallica per il trattamento della carie. In Europa, con la rinascita delle città dopo l’anno 1000, la domanda di dentisti fu nuovamente sentita, tanto che nel 1210 fu creata la prima corporazione dei barbieri in Francia, che aveva tra i suoi obiettivi lo studio e la diffusione dei metodi di chirurgia, compresi quelli riguardanti la bocca. Nel 1510 in Germania, poco dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili, il primo libro dedicato esclusivamente alle cure dentistiche fu pubblicato da Artzney Buchlein, con consigli pratici per i chirurghi barbieri su rimozione lesioni cariose, protesi ed estrazioni. Poco più di 200 anni dopo, nel 1723, il francese Pierre Fauchard si garantì il titolo di “Padre dell’odontoiatria moderna”, scrivendo il libro “La chirurgia dentale”, il primo testo per descrivere un sistema completo per la pratica odontoiatrica.

L’interesse della ricerca medica, al giorno d’oggi, si sta concentrando molto sul campo odontoiatrico, sottovalutato per anni, poiché la salute orale e la patologia orale potrebbero essere le chiavi per alcune patologie sistemiche. In Italia, infatti, ormai da qualche anno non si parla più di “odontoiatra” ma di “medico odontoiatra”. Molti studi in letteratura tendono ad analizzare tutte le complicanze dovute alla malattia parodontale. Inoltre, ci sono importanti correlazioni di alterazioni orali associate a malattie rare. In effetti, alcuni autori riportano che alcune patologie come la malattia di Von Willebrand, l’acrodermatite enteropatica, la sindrome di Chediak-Higashi ed altre hanno importanti correlazioni con la salute orale.

Negli ultimi decenni, numerose evidenze cliniche hanno evidenziato un’associazione tra disturbi dentali, malattie cardiovascolari, neurologiche, diabete, malattie polmonari e complicanze ostetriche. Le malattie parodontali potrebbero avere gravi effetti sistemici attraverso la diffusione di batteri patogeni trasmessi nel sangue e anche attraverso il ruolo dell’infiammazione e dei suoi mediatori. La parodontite potrebbe anche essere un segno iniziale di patologia diabetica poiché la prevalenza della parodontite nei soggetti diabetici è doppia o tripla rispetto ai soggetti non diabetici. Il controllo del diabete infatti è più complesso per i pazienti che soffrono di malattia parodontale ed hanno una scarsa igiene orale. I pazienti che soffrono contemporaneamente di parodontite e diabete sono esposti maggiormente allo sviluppo di complicanze cardiovascolari, del macro e del microcircolo. Recentemente, la presenza di alcuni batteri responsabili della malattia parodontale è stata segnalata nel tessuto cerebrale dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer.

Sicuramente, la ricerca in medicina, biologia e patologia orale, oltre alla prevenzione di alcune malattie sistemiche, porterà anche alla possibilità di effettuare una diagnosi precoce, comprese le malattie rare.

Secondo alcuni dati epidemiologici, la malattia dentale è concentrata tra le popolazioni con basso stato socioeconomico. Le cure dentistiche non sono finanziate pubblicamente e molte persone nel mondo occidentale devono quindi fare scelte finanziarie difficili quando accedono alle cure dentistiche, questo senza considerare i pazienti dei paesi in via di sviluppo. Le famiglie che vivono in povertà hanno difficoltà a soddisfare i loro bisogni di base in quanto possono essere inaccessibili. Considerando che le difficoltà economiche possono influire negativamente sulla qualità della salute orale, è possibile dedurre che le condizioni socio-economiche di un cittadino hanno un’influenza a breve termine su patologie orali risolvibili, che a lungo termine, oltre a diventare irreversibili malattie orali croniche, possono comportare anche un decadimento della salute generale dell’individuo.

Incoraggiando la ricerca scientifica nel campo interdisciplinare dell’odontoiatria, è possibile ottenere risultati utili per la risoluzione e la prevenzione delle malattie sistemiche, come già accennato. Ciò contribuirebbe a informare i medici, ed odontoiatri, che sarebbero in grado di intercettare e risolvere patologie in maniera precoce, le quali sarebbero molto costose per il sistema sanitario pubblico.

Luca Fiorillo, Gabriele Cervino, Marco Cicciù

Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali, Policlinico “G. Martino”, Università degli Studi di Messina, 98100, Messina (ME)

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