Coronavirus, ne abbiamo parlato con il virologo Fabio Foti

Siamo oggi in compagnia del dott. Fabio Foti, microbiologo e virologo clinico, direttore sanitario del Poliambulatorio La Feluca di Reggio Calabria, il quale dopo un consulto\scambio di informazioni con colleghi che stanno operando nel Nord Italia contro il diffondersi dell’epidemia del Covid-19, ha creato un protocollo d’intervento, dal carattere integrativo rispetto a quanto già fatto dalle autorità locali e nazionali che potrebbe essere attuato in rinforzo delle misure già vigenti.

In cosa consiste il protocollo sanitario contro il covid-19 che avete realizzato?

E’ il disegno di un modello che delinea una strategia regionale di contrasto al virus strutturata su tre pilastri: 1) Quarantena ultrarestrittiva; 2) Sorveglianza attiva per intercettare gli asintomatici: DPI e tamponi per medici, infermieri, farmacisti oss e personale parasanitario, mascherine contenitive e test rapidi pungidito per la popolazione generale che non può rimanere in quarantena; 3) Assistenza domiciliare dei pazienti francamente sintomatici oppure all’inzio del quadro clinico.

In che modo integrarlo con le vigenti norme messe in atto qui nella Regione Calabria?

Si tratta di una strategia d’attacco, basata sulla prevenzione e sull’anticipo e, quindi, sull’intercettazione dei positivi asintomatici e sul trattamento domiciliare precoce. Piuttosto che sulla sola attesa passiva della gestione ospedaliera dei casi e sull’applicazione di norme di quarantena non adeguatamente restrittive.

Come avete maturato queste soluzioni?

Questa iniziativa è il risultato di innumerevoli istanze che ho raccolto da colleghi operanti in tutta Italia che si sono espressi nelle varie chat interne tematiche. L’obiettivo è imparare dagli errori commessi ed attuare comportamenti virtuosi, visto che ancora (per poco) al Sud ne abbiamo la possibilità.

Modalità e tempi di attuazione del protocollo?

Immediati. Ovviamente il tutto dipende da come la politica istituzionale, attraverso delibere tempestive e l’intercettazione di fondi, sarà in grado di proteggere al massimo livello i propri operatori sanitari mandati in battaglia e tutte le persone che svolgono servizi essenziali e non possono essere poste in quarantena. In altre parole, bisogna acquistare DPI, tamponi e test rapidi.

Che impatto potrebbe avere sull’epidemia allo stato in cui è adesso, se attuato il vostro protocollo?

Ridurrebbe in poco tempo la quantità di virus circolante in quanto impedirebbe agli inconsapevoli asintomatici che non possono essere posti in quarantena (in primis i medici) di diffondere il contagio. Cosi vinceremmo. Inoltre medici adeguatamente protetti potrebbero trattare in sicurezza molti pazienti all’inizio dell’insorgenza dei sintomi e quindi evitare, in molti casi, il veloce precipitare delle condizioni cliniche.

 

Fabrizio Pace

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