Coronavirus e smart working: le donne lavoratrici

Nel contesto europeo il primo Paese a sostenere lo smart working è stata, nel 2014, la Gran Bretagna che ha introdotto la cd. “Flexible Working Regulation”, una opportunità’ per il lavoratore di svolgere il proprio lavoro con flessibilità’, salva la possibilità’ del datore di lavoro di rifiutare detta modalità’, ma solo per fondati motivi. Successivamente anche l’Unione Europea, nella Risoluzione del 13/9/2016 – principio generale n°48 – ha evidenziato l’importanza di poter conciliare vita lavorativa e vita privata senza costringere il lavoratore a dover scegliere tra lavoro e famiglia. Il fondamento di tale risoluzione e’ dato dalla necessità’ di preservare la crescita e il benessere delle famiglie con particolare attenzione alla qualità’ della vita. Un anno dopo in Italia, la Legge 81 del 2017, ha previsto la disciplina del lavoro agile, lasciando, all’accordo tra lavoratore ed il suo datore, la possibilità di stabilire le modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Si tratta comunque di una organizzazione lavorativa che prevede l’impiego di alti profili dal punto di vista professionale e con adeguate competenze digitali. In questo momento di grande criticità dovuto all’emergenza Covid-19, il mondo del lavoro in Italia si confronta, quindi, con le nuove opportunità’ offerte proprio dallo smart working. Le donne professioniste e lavoratrici, in realtà’, sono già’ abituate a lavorare in modalità “lavoro agile”. Spesso anche quando non terminano gli impegni in studio o sul posto di lavoro, non mancano certo di portare i propri incombenti e i pensieri lavorativi proprio a casa, sacrificando cosi’ anche quel tempo che avrebbero potuto dedicare ad altre attività’ ludiche in casa, alla lettura o alla TV. Lo smart working, però, in questi momenti di ritiro forzato, richiede da parte di ogni donna lavoratrice grande dispendio di energie, non solo mentali, ma anche e soprattutto fisiche conseguenti all’ulteriore impegno continuo degli incombenti casalinghi. Il tutto aggravato da una convivenza ed interazione forzata e senza soluzione di continuità’ con figli, coniugi e familiari anch’essi obbligati a stare a casa. Insomma un super lavoro, un forzato equilibrismo tra incombenze lavorative e professionali e quelle legate alla famiglia. A cio’ si aggiungano i patemi e le preoccupazioni legate al fatto che, solitamente, ci sono anche altri familiari di cui dover gestire le esigenze primarie in questo terribile periodo, come i genitori anziani che devono essere custoditi in casa come preziosi in uno scrigno, perché, i bollettini lo confermano giorno dopo giorno, sono le persone più vulnerabili ed aggredite dal virus. Allora si aggiunge anche il pensiero e l’impegno di dover provvedere alle loro esigenze alimentari o legate all’ uso di farmaci per particolari patologie e ad ogni loro altra emergenza che eviti la loro uscita dalla abitazione. Da questo contesto di superlavoro consegue inevitabilmente un sovraccarico psicologico di ansia e fatica anche solo per riuscire a conciliare tutti gli impegni. Certamente ci sono molti uomini che in casa collaborano ma, si sa, di regola, il riferimento familiare privilegiato da figli e genitori restano ancora oggi, virus o meno, le mamme e le figlie. Quando, poi, gli uomini continuano comunque a lavorare fuori, sebbene pure con modalità ridotta, il riferimento della famiglia alle proprie donne diventa esclusivo. Mai come in questi momenti emerge la grande solidarietà’ alle donne che nella vita si occupano esclusivamente delle proprie famiglie per scelta o comunque perche’ non hanno un lavoro e una indipendenza economica. Le donne riescono, comunque, in questi momenti, a reagire egregiamente, non solo fisicamente ma soprattutto emotivamente e allora ansia, avvilimento e paura lasciano spazio alla determinazione di volerne uscire, pronte ad esprimere pensieri positivi e di speranza per tutti. In generale le donne, di qualunque età, esprimono una grande capacità di affrontare con tenacia e determinazione questo triste momento, contrapponendo ai tragici numeri dei decessi quotidiani, la grande cura delle proprie famiglie e il forte senso di responsabilità verso i propri impegni lavorativi. E allora pullulano collegamenti sulle piattaforme e le app più disparate, per riunioni di lavoro e impegni istituzionali, ma anche soltanto per scambiare un saluto, un abbraccio virtuale e un messaggio di speranza. In fondo questo è forse il momento di mettere in atto l’avvio concreto di questo modo di lavorare e di relazionarsi in generale, inizia un viaggio verso un nuovo futuro. La modalità smart working non deve però rappresentare una trappola per la donna lavoratrice che deve, quindi, riuscire ad evitare di dover lavorare senza sosta barcamenandosi tra gli impegni familiari e lavorativi e isolandosi dalle relazioni sociali. Tali modalità comporterebbero, infatti, gravi insoddisfazione e stress. A tale scopo appare opportuno, soprattutto, in questo tragico momento pianificare i diversi impegni in modo da conciliarli senza sovrapporli o annullare le proprie esigenze personali. Invitando i propri familiari a rispettare i tempi lavorativi, magari proprio contribuendo a quelli casalinghi, solo cosi’ il lavoro a casa può diventare una importante opportunità. Resta inteso che tutto ciò, in particolar modo in questo momento di grave crisi e nel tragico contesto di alto rischio per la vita umana di ogni individuo, non può esimere il Governo a realizzare ogni forma di aiuto idonea alla donna per poter svolgere il proprio lavoro in smart working. Dovranno essere messi in campo tutti i servizi necessari previsti nel susseguirsi dei numerosi decreti d’urgenza, le donne hanno impegni familiari e lavorativi imprescindibili che devono poter conciliare e svolgere con serenità. Il pensiero di tutti in questi giorni e’, comunque, sempre rivolto alle corsie degli ospedali in cui tante donne e tanti uomini sono impegnati, insieme e in prima linea, a combattere il virus, occupandosi di curare ed assistere tutti i malati vittime di questa strage silenziosa e che non possono, purtroppo, per motivi di sicurezza, avere i propri familiari accanto. Meraviglioso personale medico e paramedico che e’ diventato anche la famiglia e il riferimento per i nostri malati. E un messaggio di forza a quelle donne che in questo momento in casa sono costrette a subire violenze fisiche e morali aggravate dalla forzata convivenza con uomini vili e malati. È arrivato forse per loro il momento giusto per denunciare, le case rifugio e i tanti volontari ed esperti e le operative e fondamentali forze dell’Ordine sono oggi presenti piu’ che mai. E queste sono le riflessioni di una donna lavoratrice, una professionista come tante di Voi che da casa ha voluto trovare il tempo di inviare, in particolare ai piu’ deboli e bisognosi, messaggi motivazionali e di incoraggiamento. Ci rialzeremo e saremo più forti e più determinate di sempre, per i nostri figli e i nostri compagni di vita, i nostri genitori, parenti ed amici. E per tutte Noi, le Donne a cui va riconosciuto il premio virtuale per questa dura prova di resistenza!

Giuliana Barberi, Avvocato, madre, moglie e figlia!

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