Un contributo in conto esercizio, un tampone per aiutare le imprese nella difficile situazione post Covid-19

I provvedimenti annunciati dal Governo a sostegno della liquidità delle aziende hanno creato apprensione nel mondo imprenditoriale. Molti hanno sostenuto che, di fatto, queste misure si concretizzano in nuovo debito bancario, anche se con interessi contenuti e con la garanzia dello Stato. E’ spontaneo chiedersi: c’è qualcosa di diverso che si può fare subito per attenuare la crisi del Covid-19? Cercherò di dare qualche risposta a questa domanda. Con una premessa doverosa: la crisi è talmente profonda, unica, che richiederà un mix di interventi. Alcuni sono di lungo respiro, altri devono essere un tampone immediato; e su alcuni di questi ultimi mi voglio soffermare Il Governo ha disposto da ca. un mese il blocco delle attività imprenditoriali non essenziali. Si è fatto un elenco analitico dei settori di attività economica che potevano continuare ad operare e quelli da chiudere. Gli italiani, a larga maggioranza, hanno espresso il gradimento verso questa misura, ed è equo e necessario che se ne facciano carico nel loro stesso interesse.

Tra le attività colpite dal lockdown vi sono negozi di molte fasce merceologiche (regali, abbigliamento, cartoleria), ristoranti, bar, imprese edili e immobiliari. Altre attività hanno registrato cali vistosi della domanda (turismo) oppure hanno constatato che era molto difficile mantenere le condizioni di sicurezza e hanno chiuso. Altre hanno invece continuato l’attività e anzi hanno aumentato il fatturato proprio in conseguenza della situazione eccezionale (es. i supermercati). Il fatturato delle aziende che hanno chiuso o che sono state colpite dal calo di domanda è calato drammaticamente e a fine anno registreranno perdite. I provvedimenti governativi, in particolare quello annunciato ieri, sono indirizzati prevalentemente al consentire alle imprese l’ottenimento di fidi bancari per sopperire alla liquidità. In sintesi, viene garantito dallo Stato l’aumento di debito che l’azienda chiede alla banca in una percentuale variabile che dovrebbe arrivare al 100% dell’importo del prestito per i fidi fino a € 25.000.

Certamente riattivare il circuito bancario è necessario. Tuttavia, ciò si scontrerà con gli inevitabili tempi tecnici di istruttoria delle pratiche, in una fase peraltro dove l’attività bancaria procederà necessariamente a rilento. Occorre affiancare, a tale misura, qualcosa di diverso: un intervento come contributo di esercizio, anche di importo limitato, per rimediare alle perdite sopportate. Indennizzo che copra i danni conseguenti alla continuità aziendale: per sostenimento dei costi fissi (di affitto, l’energia elettrica, i leasing, gli altri servizi), per la merce già in magazzino ma soggetta a deperimento o non più vendibile (penso ad esempio all’abbigliamento). La strada dell’indennizzo appare particolarmente necessaria al Sud perché proprio le imprese che hanno dovuto sospendere l’operatività sono quelle che garantiscono la prevalenza di occupazione. Nella provincia di Reggio Calabria, su un totale di ca. 28.000 aziende (dati Istat), quelle che viaggiano a zero o a ranghi ridotti garantiscono ca. l’80% dell’occupazione nel privato. Infatti, (senza considerare l’agricoltura) l’occupazione nelle attività manifatturiere costituisce il 7,5% del totale, quella delle costruzioni il 9%; il commercio all’ingrosso e al dettaglio e la riparazione di autoveicoli assorbe invece ca. il 36% del totale. Le professioni e i servizi assorbono invece il 20% dell’occupazione e la ristorazione ca. 7,5%.

Si tratta di aziende per le quali il calo di domanda non verrà recuperato e che erano già in difficoltà a causa della globalizzazione e della digitalizzazione delle economie; con questi ulteriori problemi potrebbero non riaprire più. Difficilmente faranno un prestito pur se garantito o riusciranno a rimborsarlo. In casi di questo genere, occorre concepire un intervento simile alla c.d. helicopter money. Risarcire di conseguenza, con importi predeterminati, a seconda del settore di attività (non a pioggia dunque) e dei costi sopportati. Per evitare comportamenti opportunistici si può prevedere che l’incentivo venga considerato a titolo definitivo, con autocertificazione, dopo avere corrisposto pagamenti ai fornitori o di imposte per un importo corrispondente. Un secondo intervento tampone, che può ridare serenità alle imprese, è la moratoria automatica di tutti i debiti, anche per quelli bancari; cioè senza alcuna istruttoria da parte della banca. Già nel 2008, con la crisi della Lehman Brothers si dispose una modifica temporanea della regolamentazione bancaria con la proroga di tutte le scadenze dei debiti finanziari per anticipo fatture. Ritengo che queste due misure siano indispensabili nel brevissimo termine perché solo riconoscendo immediatamente alle piccole imprese che garantiscono occupazione un incentivo economico e costruendo una solida rete di protezione per i debiti già contratti si può ricreare un clima di fiducia necessario per andare avanti.

Antonio del Pozzo 

Professore ordinario di Economia presso l’Università di Messina

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