“L’amore ai tempi del Coronavirus”, la sit-com dei Dreamers Como - Ilmetropolitano.it

“L’amore ai tempi del Coronavirus”, la sit-com dei Dreamers Como

“Speriamo tanto che questi piccoli sketch possano contribuire a disporre il volto ad un sorriso. Nell’auspicio che ad essere contagiosi non siano solo i virus e i bacilli. Ma magari anche le risate.” A parlare è Paolo Lipari, regista, ideatore della sit-com “L’amore ai tempi del Coronavirus”, nata durante questo periodo di quarantena con la collaborazione della figlia Francesca e del suo compagno Marco Continanza, attore, e special guest i loro figli Leonardo e Margherita. La sit-com è composta da otto episodi nei quali due fidanzati che vivono ognuno a casa propria, separati dalla quarantena, comunicano attraverso Skype.

Chiediamo ai componenti della Dreamers Como chi sono e come nasce questa sit-com.

Come nasce la Dreamers e di cosa si occupa?

La società Cooperativa Dreamers è nata nel 2011 dall’incontro di professionisti del settore audiovisivo e studenti formati dalla scuola cine video Dreamers di Como. Il fondatore è mio padre, Paolo Lipari, regista con cui collaboro da sempre. Ci occupiamo di produzione audiovisiva a 360° (fiction, documentari, servizi giornalistici…) e abbiamo particolarmente a cuore la mission sociale soprattutto legata ai giovani e ai giovanissimi. Il nostro ultimo lavoro “Io e voi” è uno spettacolo multimediale costituito da un video reportage sul vissuto quotidiano dei giovani della nostra provincia accompagnato dal vivo da studenti della classe di percussioni del Conservatorio G. Verdi di Como. Inoltre ci occupiamo dell’organizzazione di eventi cinematografici (il più importante è il Festival del Cinema Italiano di Como, giunto alla 13 ed.) e gestiamo per conto del Comune e in collaborazione con l’Università di Pavia il Cineteatro Volta di Pavia dove la nostra proposta cinematografica è sempre accompagnata da un laboratorio creativo per i bambini e da un incontro con ospiti per gli  adulti.

La Dreamers fa parte dell’organizzazione del Festival del Cinema Italiano di Como, com’è andata l’ultima edizione? 

Da quattordici anni a Como organizziamo il Festival del Cinema Italiano, una manifestazione molto partecipata dedicata alle migliori pellicole del cinema nazionale in cui intervengono ospiti registi, attori, professionisti del mondo del cinema. Purtroppo l’ultima edizione del Festival risale a febbraio 2018 (erano stati nostri graditissimi ospiti attrici come Laura Morante e Lucia Mascino, registi come Marco Bellocchio e professionisti come il direttore alla fotografia Luca Bigazzi) perché il cinema Astra, uno splendido mono sala di 440 posti, l’ultimo rimasto a Como in centro città, è stato chiuso su ordinanza dei vigili del fuoco ed è in attesa di raccogliere i fondi necessari per i lavori di adeguamento e poter finalmente riaprire. Non appena sarà possibile tornare tutti insieme in una sala cinematografica, possibilmente in quella sala, siamo pronti a confezionare la quattordicesima edizione del Festiva del Cinema Italiano di Como, la più bella di sempre.

Fra le vostre attività portate avanti anche il progetto “Non uno di meno – Per educare un bambino ci vuole un villaggio”, di cosa si tratta?

Dreamers è uno dei diciassette partner che lavorano al progetto Non uno di meno – Per educare un bambino ci vuole un villaggio. Si tratta di un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e cofinanziato dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca. L’obiettivo è appunto quello di sensibilizzare l’intera comunità affinché ogni soggetto (dai genitori ai docenti, dagli educatori agli imprenditori…) faccia la propria parte diventando protagonista di un impegno condiviso in una rete solida, potente, concreta. A partire da lunedì 4 maggio sulla pagina Facebook @nonunodimenocomo daremo il via alla campagna di comunicazione “La scuola che vorrei”: ogni giorno per 3 settimane pubblicheremo un breve video che raccoglie i contributi inviateci da studenti, insegnanti, genitori. L’idea è quella di stimolare una sorta di brainstorming collettivo che interessi l’intera comunità per capire insieme quali azioni attivare a partire dalle cinque scuole partner del progetto.

Com’è nata l’idea della sit-com “L’amore ai tempi del coronavirus” realizzata durante questa quarantena?

In questo periodo così difficile ci siamo detti: è inutile piangersi addosso, troviamo la forza per tornare a sorridere e per tenerci in allenamento. E così è nata la sit-com “L’amore ai tempi del coronavirus”, scritta e diretta da mio padre Paolo Lipari, da casa sua e interpretata da me e dal mio compagno Marco Continanza, attore costretto anche lui ad abbandonare la tournée che lo stava portando per tutta Italia col suo ultimo monologo dedicato a Mandela, “Nelson”. Abbiamo fatto nostro l’insegnamento del Maestro Mario Monicelli “Quando la situazione diventa drammatica l’unica fiction che ha ragione di esistere è quella comica” e ci siamo messi al lavoro registrando attraverso chiamate Skype ventiquattro brevi scatch ora raccolti in 8 episodi. Lo scopo è quello di regalare un sorriso e il riscontro avuto sui social soprattutto attraverso messaggi di gratitudine e l’interessamento della stampa ci rende di riflesso molto felici.

Quanto influirà la convivenza che dovremo affrontare con questo virus sulle vostre attività?

Il nostro lavoro è interamente incentrato sulle relazioni con le realtà che raccontiamo nei nostri documentari, col pubblico che accogliamo in sala. In questa fase tutto è da ripensare. Tuttavia il mezzo video, che è necessariamente entrato nelle case di tutti attraverso la webcam di smartphone e computer è un interessantissimo strumento che può allargare con più facilità gli orizzonti. Stiamo mettendo a punto proprio in queste settimane un progetto di educazione alla fruizione e all’utilizzo dell’audiovisivo da proporre alle scuole.

Note su “L’amore ai tempi del coronavirus”

Paolo e Francesca Lipari

Paolo Lipari: “Quando la situazione diventa drammatica l’unica fiction che ha ragione di esistere è quella comica.” L’insegnamento porta una firma autorevole, quella di uno dei più grandi maestri della commedia all’italiana: Mario Monicelli. Nel mio piccolo, ho cercato di farla mia. Certo, ci sono momenti in cui è quasi impossibile non farsi schiacciare dalla negatività e quello che stiamo attraversando è sicuramente uno di questi. Ma proprio in tali frangenti occorre che ognuno lavori affinché non prevalga soltanto il pianto. E allora ecco il meraviglioso impegno di chi assolve  compiti duri, vitali, serissimi, ma anche il più umile sforzo di chi con il buffo della vita stringe un legame persino professionale. Ho sempre sognato di realizzare qualcosa di nuovo con Marco Continanza, il compagno di mia figlia, attore teatrale dalle doti davvero speciali. Eravamo già riusciti a lavorare insieme per la Rai nella sit-com Sagome, girata sul set dello show serale con Giorgio Panariello una quindicina di anni fa. Con mia figlia Francesca, con la quale condivido ogni genere di avventura produttiva e organizzativa, mi mancava poi giusto questa: ritrovarci sul set (seppure ognuno a casa sua nel rispetto del decreto per il contenimento del coronavirus) io come regista e lei come attrice. E’ nata dunque così l’idea di non piangerci addosso, di provare a reagire allenandoci nel nostro. Come? mettendo in piedi una sit-com tutta da ridere: L’amore ai tempi del coronavirus. La cosa è partita per gioco, come esperimento per noi del tutto inedito. Marco e Francesca, che nella realtà convivono con i loro due splendidi bambini, risultano due fidanzati distanziati dal coronavirus, ognuno nella propria località lombarda. E Skype diviene l’inevitabile teatro di incontri, scontri, coccole virtuali spiazzanti e divertenti. Abbia così realizzato ventiquattro sketch di un minuto circa ciascuno. Alla fine abbiamo pensato di raccoglierli in otto episodi. Marco interpreta un po’ il prototipo del maschio, genere che alla mia verde età ormai devo rassegnarmi a classificare come la più scoraggiante espressione del mondo animale. Unica nostra qualità, a essere sinceri, un’onesta simpatia da quadrupedi giocherelloni. Il personaggio di Francesca è ovviamente agli antipodi. Incarna la femminilità che, all’opposto di chi “non ci arriva”, deve sempre “andar oltre”. Dalla sua parte, però, ben altre doti. Prima fra tutte, quella di non smettere di aspettare che lui risponda. Entrambi, devo dirlo, sono stati bravissimi. Mai però come Leonardo e Margherita che, durante i ciak, hanno contribuito a garantire un clima di massima concentrazione senza un solo, pur legittimo, “mamma, quando finisce?”. Siamo ora felici di provare a fare questo modestissimo regalo ai nostri connazionali. Speriamo tanto che magari, all’inizio della giornata, questi piccoli sketch possano contribuire a disporre il volto ad un sorriso. Nell’auspicio che ad essere contagiosi non siano solo i virus e i bacilli. Ma magari anche le risate.

Marco Continanza

Marco Continanza: 24 febbraio: bloccato. Tournée cancellata sino a data da definirsi. Di colpo mi sono trovato senza lavoro: le venti repliche di “Nelson”, il mio ultimo monologo, programmate per marzo sono saltate, i laboratori nelle scuole ovviamente cancellati, i corsi di recitazione sospesi. E così mi sono sentito io, sospeso in un limbo senza nessuna tutela e con un’enorme incertezza per il futuro. In questo quadro di totale inattività lavorativa ho accolto con piacere l’idea di Paolo: giriamo una sit-com in casa (ognuno nella propria). In questa situazione in cui non c’era proprio nulla da ridere sono riuscito ad aprirmi a un sorriso che mi auguro possa essere contagioso.

Francesca Lipari: Per me è stato il divertimento di mettermi in gioco in una maniera nuova, di vestire un ruolo inedito scavalcando l’obiettivo della videocamera per trovarmici di fronte, anziché dietro con un occhio chiuso, di lato con un microfono in mano o prima che si giri, nelle vesti di chi pianifica e organizza. E’ stato un espormi protetto, rassicurato dallo sguardo delle persone che amo: mio padre, con cui lavoro quotidianamente da sempre, a dirigermi e il mio compagno, attore che stimo, con cui duettare. Credo che l’esperienza sia stata positiva anche agli occhi di Leonardo e Margherita che hanno pazientato durante le riprese, attenti a non far rumore e a non proiettare la propria ombra sul set. Poter vedere la mamma e il papà lavorare insieme divertendosi penso sia uno spettacolo senza eguali. La speranza è semplicemente quella di poter regalare una piccola occasione per sorridere insieme nell’attesa di tornare fuori e magari, addirittura, dentro a un cinema.

Contattiwww.dreamerscomo.it     FB @dreamerscomo

Katia Germanò

 

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