Centergross, al via la Fase 2. Il presidente Scandellari: «Una reale ripresa non è possibile se il commercio al dettaglio resta fermo e i negozi chiusi» - Ilmetropolitano.it

Centergross, al via la Fase 2. Il presidente Scandellari: «Una reale ripresa non è possibile se il commercio al dettaglio resta fermo e i negozi chiusi»

Da ieri, lunedì 4 maggio, sono tornate al lavoro in regime di sicurezza le 400 aziende moda del distretto bolognese

«Ripartiamo con impegno, ma una reale ripresa non è possibile se il commercio al dettaglio resta fermo e i negozi chiusi. C’è bisogno di accelerare per rilanciare i consumi»: le parole del presidente, Piero Scandellari

Bologna – Oltre 50 giorni di chiusura per gran parte delle aziende della città del commercio bolognese, in particolare per le oltre 400 che operano nel comparto moda, hanno portato a danni economici, ordini saltati, presentazioni cancellate e magazzini pieni di prodotti in giacenza, ormai difficilmente smaltibili. La Fase 2 del più grande distretto europeo di moda made in Italy inizia adesso, nel pieno rispetto del protocollo per la sicurezza sul lavoro, ma va a scontrarsi con il tema cruciale della riapertura delle attività del commercio al dettaglio.

Le parole del presidente Piero Scandellari: «Abbiamo fatto tutto il possibile in questo periodo per attrezzarci ed essere pronti allo scatto. Avremmo voluto partire prima, non ci è stato permesso. Torniamo operativi oggi, ma senza l’apertura dei negozi fisici e delle attività del commercio al dettaglio non può esserci ripresa. La filiera è spezzata, a molti imprenditori non conviene neanche riaprire se tutto il comparto non torna operativo. Per questo chiediamo alle autorità di competenza di concedere la riapertura anticipata dei negozi il prossimo lunedì 11 maggio rispetto alla data di sblocco prevista per il 18 – prosegue il presidente –. È vitale, inoltre, che lo stato favorisca la ripresa dei consumi tramite l’azzeramento delle aliquote IVA fino almeno al termine del 2020, la riduzione del 50% dei contributi previdenziali fino a tutto il 2021, e attraverso un’importante campagna di promozione del vero made in Italy».

L’urgenza della questione è testimoniata delle numerose proteste sollevate in questi giorni dai commercianti di tutta Italia. Giusto ieri, anche alcuni singoli operatori del Centergross hanno organizzato in autonomia una manifestazione per richiedere l’apertura dei negozi di abbigliamento al dettaglio. Il grido di allarme: «Impossibile separare la filiera, così non possiamo resistere».

Centergross. Polo d’eccellenza dedicato al pronto moda tra i maggiori in Europa, Centergross si sviluppa in un’area di 1 milione di metri quadrati alle porte di Bologna. Fondato nel 1977, raccoglie oltre 600 aziende, 400 delle quali del settore fashion, e 6.000 lavoratori. Il volume complessivo di affari, che ne fa una delle aree di maggiore fermento per il settore moda made in Italy a livello internazionale, è di 5 miliardi di euro l’anno, con una media di presenze di migliaia buyers al giorno, provenienti per il 60% dai mercati esteri, in particolare da Asia, Europa e Medio-Oriente. Presenti all’interno, piccole, medie, e grandi imprese, tra realtà internazionali come Gruppo Teddy (Rinascimento, Kitana, Terranova, Calliope – 644 milioni di fatturato e 2.892 dipendenti), e Gruppo Imperial (Imperial, Please, Dixie, Magico Kid – 200 milioni fatturato e 800 dipendenti).

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