Persistenza sulle superfici del Coronavirus: una recente revisione effettuata dalla collaborazione di differenti strutture italiane - Ilmetropolitano.it

Persistenza sulle superfici del Coronavirus: una recente revisione effettuata dalla collaborazione di differenti strutture italiane

Recentemente, sono state prodotte differenti linee guida di comportamento in ambito medico e sanitario a causa della pandemia causata dal SARS-CoV-2 (Severe Acute Respiratory Syndrome – Coronavirus – 2). Lo studio ha visto impegnati il Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e Delle Immagini Morfologiche e Funzionali dell’’Università degli Studi di Messina, l’Unità di Microbiologia e Virologia dell’ASP di Reggio Calabria, l’Azienda Ospedaliera Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria, il dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università degli Studi di Catania e l’IRCCS San Raffele di Milano.

Lo scopo di questo lavoro scientifico guidato dalla collaborazione di differenti strutture Italiane è stato quello di chiarire le caratteristiche del SARS-CoV-2 per quanto riguarda la sua persistenza sulle superfici.

Un individuo interessato dal virus può presentare differenti sintomi successivamente ad un periodo d’incubazione che può variare da due a quattordici giorni, con casi riportati in letteratura fino a 29 giorni. L’esecuzione delle varie prestazioni sanitarie può generare un numero elevato di goccioline e di aerosol che possono veicolare il virus, essendo il SARS-CoV-2 un virus che si trasmette principalmente per contatto stretto con i liquidi corporei non contenibili con lo standard di misure di protezione fino ad ora utilizzate.
Da questa analisi è possibile dedurre alcuni aspetti; Il virus può raggiungere le superfici sotto forma di aerosol. Pertanto, a seguito della nebulizzazione attraverso le persone (starnuti o tosse) o macchinari elettromedicali, si dovrebbe prendere in considerazione l’infezione attraverso la superficie. Molti studi scientifici forniscono informazioni riguardo l’efficacia di formulazioni chimiche che permettono l’inattivazione del virus. In letteratura gli studi che trattano la permanenza del virus in differenti ambienti sono ancora molto limitati, e questo causa confusione nella comunità scientifica, in ambito sanitario e nella popolazione. Non è stato possibile effettuare una revisione sistematica della letteratura a causa della mancanza di dati, ma è stato possibile valutare i risultati di differenti studi in modo da avere un unico documento di riferimento. La dose infettante 50 del 2019-nCoV sulle differenti superfici sembra ridursi nei differenti ambienti. Importante riportare come la dose infettante si riduca di circa 1/3 dopo 3 ore in aerosol, mentre su superfici come la plastica o l’acciaio inossidabile sono necessari tempi di 72 e 48 ore rispettivamente, affinché avvenga una riduzione. I risultati sono promettenti rispetto a quelli ottenuti per i coronavirus responsabili delle passate epidemie che vedevano tempi di riduzione della dose infettante 50 fino a 9 giorni. Il rame ha mostrato proprietà antivirali, tanto che il virus appare danneggiato o alterato sulle superfici in rame.
Sono certamente necessari altri esperimenti, su diverse superfici o anche su superfici biologiche, per comprendere meglio i tempi di persistenza di questo virus e promuovere standard adeguati.

Autori: Dr. Luca Fiorillo, DDS, MSc, PhD; Dr. Gabriele Cervino DDS, MSc, PhD; Prof. Sergio Baldari, MD, PhD; Prof. Marco Cicciù DDS, MSc, PhD.

Fonti:

https://www.mdpi.com/1660-4601/17/9/3132

https://www.unime.it/it/informa/notizie/ricerca-con-equipe-unime-pubblicata-su-international-journal-environmental-research

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