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La sufficienza fa più male della maldicenza

L’infelice (issimo) spot pubblicitario della nota compagnia aerea EasyJet secondo cui la Calabria sarebbe poco adatta ad essere meta turistica poiché luogo di terremoti e di criminalità è frutto non tanto di maldicenza ma, e ciò è ancora più grave, di colpevole sufficienza. Sulla questione del terremoto c’è poco da dire: si tratta di un fenomeno naturale da cui, purtroppo, al pari di tante altre zone del pianeta la terra calabrese è afflitta. Affermare che questa causa avrebbe una valenza impeditiva del flusso turistico significa asserire che i luoghi in cui questo fenomeno fisico e geologico tende a manifestarsi non si devono più visitare. Quindi, ad esempio, non si deve più viaggiare in California, dove in modo pressochè unanime i geologi affermano che, prima o poi, accadrà il famigerato “Big One”. E qui si chiude il discorso. L’altra questione, che invece rappresenta la Calabria come una regione in mano ai criminali e che ciò impedirebbe il turismo, ha un sapore maleodorante e tracotante di sufficienza e di stereotipo. Nessuno nega che in Calabria si è sviluppata e prospera tuttora una della mafie più pericolose del mondo, ma l’affermazione, che è falsamente sillogistica, secondo cui proprio questa ragione impedirebbe il flusso turistico, è enormemente sbagliata. Il popolo calabrese è antropologicamente fiero, è composto nella larghissima parte da persone oneste, laboriose ed accoglienti, e soprattutto possiede gli anticorpi per combattere, in modo anche pugnace, la mala pianta. Gli esempi sono tanti: don Antonio Polimeni e don Giorgio Fallara, che ai primi del secolo scorso pagarono con la vita la difesa di un contadino. Peppe Valarioti che si oppose allo strapotere criminale delle cosche della Piana di Gioia Tauro. E tanti altri, carabinieri, poliziotti, magistrati, gente comune che mai ha abbassato la testa. E vogliamo parlare delle schiere di storici, filosofi e letterati che la Calabria ha donato all’Italia e al mondo? Vogliamo parlare di Tommaso Campanella, di Corrado Alvaro, di Saverio Strati, di Leonida Repàci? Vogliamo parlare dei tesori artistici, dei Bronzi di Riace, della Cattolica di Stilo, del Codex Rossanensis, degli scavi Locridei? Vogliamo parlare di Zaleuco, primo legislatore del mondo occidentale? Vogliamo parlare dell’abbraccio degli ideali illuministici che forgiarono la nascita in calabria del movimento libero muratorio e, con ogni probabilità, fecero di Filadelfia la sede della prima loggia massonica? E vogliamo parlare delle bellezze naturali della terra dei Bruzi, dal Pollino, alle Serre, alla Sila, all’Aspromonte, alle spiagge bagnate dal Mar Tirreno e dal mare dei Greci, lo Jonio? E vogliamo parlare del felice incontro delle lingue e dei popoli che in Calabria trovarono la loro terra promessa? Credo che tutto ciò, e molto altro ancora, non sia affatto conosciuto dai colpevoli e ignoranti ideatori dello spot, che invece si sono affidati al solito e stereotipato clichè Calabria uguale ‘Ndrangheta. La conclusione è questa: la prossima volta che parlate della Calabria, non siate sufficienti, prima documentatevi, studiate l’arte, la storia, la cultura, la filosofia, l’antropologia, la fierezza, la laboriosità e l’onestà del popolo calabrese di ieri, di oggi e di domani. E scoprirete, con grande sorpresa, che già nella preistoria c’era vita in Calabria, che nel XV secolo avanti Cristo le terre calabresi erano conosciute con il nome di Italia e abitate dagli Itali, diretti discendenti degli Enotri. La Calabria ha dato il nome all’Italia, la Calabria è Italia e l’Italia è Calabria. E quando avrete studiato e conosciuto tutto questo, sono certo che avrete l’ardente desiderio di viaggiare in Calabria e che sarete accolti dal cuore e dallo spirito dei calabresi.
Tonino Salsone

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