Istat: stima preliminare del PIL, trimestre 2020 - Ilmetropolitano.it

Istat: stima preliminare del PIL, trimestre 2020

Nel secondo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% in termini tendenziali.

Il secondo trimestre del 2020 ha avuto una giornata lavorativa in meno sia rispetto al trimestre precedente sia nei confronti del secondo trimestre del 2019.

La variazione congiunturale del Pil è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, all’industria, al complesso dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.

La variazione acquisita per il 2020 è pari a -14,3%.

Il commento

Dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%), l’economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti (-12,4%) per il pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate.

La caduta del Pil si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia.

Con il risultato del secondo trimestre il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica.

FIGURA 1. PRODOTTO INTERNO LORDO, INDICI CONCATENATI

I trimestre 2008 – II trimestre 2020, indici destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2015)

FIGURA 2. PRODOTTO INTERNO LORDO, VARIAZIONI PERCENTUALI CONGIUNTURALI E TENDENZIALI

I trimestre 2013 – II trimestre 2020, dati concatenati, destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2015)

PROSPETTO 1. PRODOTTO INTERNO LORDO
I trimestre 2016 – II trimestre 2020, valori concatenati in milioni di euro destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2015), variazioni percentuali congiunturali e tendenziali

TRIMESTRI

Valori concatenati

anno di riferimento 2015

Variazioni percentuali

congiunturali

Variazioni percentuali

tendenziali

2016 – I

417.229

+0,3

+1,4

2016 – II

418.007

+0,2

+1,2

2016 – III

420.249

+0,5

+1,5

2016 – IV

421.543

+0,3

+1,3

2017 – I

423.972

+0,6

+1,6

2017 – II

425.539

+0,4

+1,8

2017 – III

427.154

+0,4

+1,6

2017 – IV

429.429

+0,5

+1,9

2018 – I

429.427

0,0

+1,3

2018 – II

429.407

0,0

+0,9

2018 – III

429.067

-0,1

+0,4

2018 – IV

429.733

+0,2

+0,1

2019 – I

430.585

+0,2

+0,3

2019 – II

431.039

+0,1

+0,4

2019 – III

431.062

0,0

+0,5

2019 – IV

430.077

-0,2

+0,1

2020 – I

406.936

-5,4

-5,5

2020 – II

356.647

-12,4

-17,3

Secondo la prassi corrente, i dati diffusi con questo comunicato stampa sono rivisti a partire dal primo trimestre 2016. La metodologia utilizzata per la stima preliminare del Pil è analoga a quella seguita per la stima completa dei conti trimestrali. La mancanza totale o parziale di alcuni indicatori alla data della stima preliminare comporta un maggiore ricorso a tecniche statistiche di integrazione. Di conseguenza, le stime preliminari trimestrali possono essere soggette a revisioni di entità superiore rispetto alle stime correnti, diffuse a 60 giorni dalla fine del trimestre.

PROSPETTO 2. REVISIONI DEI TASSI DI CRESCITA CONGIUNTURALI DEL PIL NEGLI ULTIMI COMUNICATI STAMPA Elaborazioni su dati concatenati, destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2015)

TRIMESTRI

Stima odierna

Conti economici trimestrali del 29 maggio 2020

Stima preliminare del 30 aprile 2020

Conti economici trimestrali del 4 marzo 2020

2016 – I

+0,3

+0,3

+0,3

+0,3

2016 – II

+0,2

+0,2

+0,2

+0,2

2016 – III

+0,5

+0,5

+0,5

+0,5

2016 – IV

+0,3

+0,3

+0,3

+0,3

2017 – I

+0,6

+0,6

+0,5

+0,6

2017 – II

+0,4

+0,4

+0,4

+0,3

2017 – III

+0,4

+0,4

+0,4

+0,4

2017 – IV

+0,5

+0,5

+0,5

+0,5

2018 – I

0,0

0,0

0,0

+0,1

2018 – II

0,0

0,0

0,0

0,0

2018 – III

-0,1

-0,1

-0,1

-0,1

2018 – IV

+0,2

+0,2

+0,1

+0,1

2019 – I

+0,2

+0,2

+0,2

+0,2

2019 – II

+0,1

+0,1

+0,1

+0,1

2019 – III

0,0

0,0

+0,1

+0,1

2019 – IV

-0,2

-0,2

-0,3

-0,3

2020 – I

-5,4

-5,3

-4,7

2020 – II

-12,4

Prodotto interno lordo ai prezzi di mercato (Pil): risultato finale dell’attività produttiva delle unità residenti. E’ pari alla somma del valore aggiunto ai prezzi base delle unità produttive residenti, più le imposte sui prodotti al netto dei contributi ai prodotti.

Valore aggiunto ai prezzi base: differenza tra produzione ai prezzi base e i costi intermedi valutati ai prezzi d’acquisto. Il prezzo base è l’ammontare che riceve il produttore dalla vendita di un bene o servizio, al netto delle imposte sui prodotti e al lordo dei contributi ai prodotti.

Crescita acquisita: crescita annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell’anno.

Dati corretti per gli effetti di calendario: dati depurati dagli effetti del numero dei giorni lavorativi, delle festività pasquali (che possono cadere in trimestri diversi) e dell’anno bisestile.

Dati destagionalizzati: dati depurati delle fluttuazioni stagionali dovute a fattori meteorologici, consuetudinari, legislativi, ecc; i valori destagionalizzati sono calcolati al netto degli effetti di calendario qualora tale effetto sia presente. Nel caso dei conti economici trimestrali si specifica la dizione “corretti per gli effetti di calendario” quando il relativo effetto è significativo.

Valori concatenati: Misura in volume degli aggregati di contabilità nazionale che permette di rappresentare la dinamica delle grandezze economiche al netto delle variazioni dei prezzi. Per ogni aggregato e per ogni trimestre, dal secondo anno in poi si calcola il rapporto fra il valore espresso ai prezzi dell’anno precedente (ad esempio le stime del primo trimestre 2018 espresse ai prezzi medi del 2017) e il valore medio trimestrale a prezzi correnti dello stesso aggregato l’anno prima. Gli indici di volume in base mobile così ottenuti sono concatenati, moltiplicandoli consecutivamente a partire da un valore pari a 100 fissato per la media dei dati trimestrali del primo anno (valori a prezzi correnti dei 4 trimestri del primo anno standardizzati a 100 in media e deflazionati per indici di prezzo trimestrali con base lo stesso anno) e slittando poi la base all’anno preso come riferimento (attualmente il 2015). Il risultato è un indice di volume concatenato che moltiplicato per il valore medio trimestrale a prezzi correnti relativo all’anno di riferimento (e diviso per 100) determina l‘aggregato a valori concatenati.

Deflatori (Prezzi impliciti): si definisce deflatore o prezzo implicito il rapporto tra l’aggregato espresso in termini nominali e lo stesso espresso in termini reali; indica quanta parte della crescita dell’aggregato, espresso in termini nominali, sia da attribuire a variazioni di prezzo.

Variazione percentuale congiunturale: variazione percentuale rispetto al trimestre precedente.

Variazione percentuale tendenziale: variazione percentuale rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

L’emergenza sanitaria Covid-19 e la stima preliminare del PIL

Le misure connesse all’emergenza sanitaria Covid-19 emanate dal governo hanno determinato alcune criticità nelle rilevazioni congiunturali condotte dall’Istat a partire dal mese di marzo (parzialmente di febbraio), su attività produttive di beni e servizi, commercio, famiglie, prezzi e nella disponibilità di dati amministrativi. Queste misure comporteranno molto probabilmente delle criticità nella disponibilità di dati anche nei prossimi mesi. Al momento, tutte le analisi condotte dall’Istat sui tassi di risposta e sulle informazioni fornite dagli operatori economici indicano che la qualità degli indicatori congiunturali relativi al secondo trimestre, utilizzati nelle stime, non hanno subito contraccolpi di rilievo.

Per una rassegna dei provvedimenti adottati dal governo si veda http://www.governo.it/it/coronavirus-normativa.

Le azioni correttive intraprese ai fini della stima preliminare del PIL sono in linea con le indicazioni di Eurostat su come condurre la stima in questa particolare circostanza di relativa scarsità di informazioni, anche al fine di garantire la comparabilità internazionale (si veda la sezione del sito Eurostat Covid-19 and European Statistics). In particolare, le previsioni degli indicatori mensili e trimestrali, ancora non disponibili al momento della stima a 30 giorni e effettuate mediante modelli univariati, sono state corrette con l’ausilio di informazioni supplementari. Inoltre, sono stati sottoposti a verifica e a revisione straordinaria i consueti modelli di rimozione delle componenti di calendario e stagionali per minimizzare gli effetti della discontinuità delle serie storiche, evitando effetti che si estendano alla stima della stagionalità dei periodi passati. In linea con quanto suggerito da Eurostat, sono stati utilizzati due diversi metodi: attraverso l’utilizzo di variabili ausiliarie e, nel secondo caso, mediante l’estrapolazione alle ultime osservazioni delle componenti di calendario e stagionali relative al periodo fino a 2019q4 da applicare ai dati grezzi dei trimestri del 2020. Un analisi più robusta del trattamento sarà possibile nei prossimi rilasci quando l’evoluzione della crisi sarà più chiara.

Come di consueto, il dato del PIL relativo al II trimestre 2020 sarà oggetto di revisione nelle prossime diffusioni, man mano che si renderanno disponibili ulteriori fonti informative, in particolare quelle relative al mese di giugno. Tali revisioni potranno essere di entità superiore alla norma.

La stima preliminare del Pil trimestrale: introduzione, quadro normativo

La stima preliminare del Pil (Prodotto interno lordo) deriva da una specifica elaborazione dei conti economici trimestrali, effettuata quando l’informazione disponibile sul trimestre più recente è ancora molto parziale e dà luogo a elaborazioni caratterizzate da un livello di approssimazione relativamente elevato. Il processo di stima è lo stesso di quello che si effettua per il calcolo dei conti economici trimestrali completi ma si poggia su ipotesi semplificatrici e sull’estrapolazione di alcuni degli indicatori mensili o trimestrali utilizzati nella procedura completa. La stima del Pil è il risultato di un’elaborazione che considera sia gli aggregati a prezzi correnti, sia quelli in volume, per tutte le componenti della domanda e dell’offerta (quest’ultima espressa in termini di valore aggiunto). Tuttavia, la stima preliminare (come in generale quelle in corso d’anno, precedenti cioè alla disponibilità del conto annuale completo di tutti gli aggregati), considera più solida la misura degli aggregati dal lato dell’offerta, per cui calcola il Pil come somma del valore aggiunto dei settori. La stima indipendente degli aggregati di domanda ha un’importante funzione di verifica della coerenza del quadro economico, ma fissata l’offerta, le differenze con la somma di consumi, investimenti ed esportazioni nette dà luogo a un aggregato che è definito “scorte e discrepanze statistiche” e nel quale, soprattutto nei primi rilasci, sono le seconde a prevalere.

In sede di stima preliminare la diffusione riguarda esclusivamente la misura del Pil in volume, calcolato a valori concatenati con anno di riferimento 2015, in quanto si considera che le stime di molte delle componenti sottostanti siano affette da un errore di revisione troppo ampio, che le renderebbe poco informative per gli utilizzatori.

In termini generali, i conti economici trimestrali adottano principi, definizioni e struttura della contabilità annuale, con alcune particolarità proprie dell’intervallo trimestrale cui è riferita l’analisi. A partire dall’edizione di ottobre 2014, metodi e fonti utilizzate nella stima dei conti trimestrali seguono i criteri definiti dal manuale Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010), che rappresenta l’applicazione a livello europeo del System of National Accounts (Sna 2008) delle Nazioni Unite. Le disposizioni metodologiche da esso stabilite costituiscono delle regole stringenti per i paesi dell’Unione europea, assicurando la comparabilità delle stime. Il Sec 2010 è stato adottato con il Regolamento Ue del Parlamento europeo e del Consiglio, n. 549/2013, relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e regionali dell’Unione europea che prevede un programma di trasmissione obbligatoria dei dati. Per quanto attiene i dati trimestrali nazionali, il regolamento prevede elaborazione e trasmissione entro 60 giorni dalla fine del trimestre di riferimento, mentre la stima preliminare – calcolata a 30 giorni – non è definita in termini regolamentari ma è coordinata da Eurostat sulla base di un ‘gentleman agreement’ con i paesi membri.1

L’elaborazione è inserita nel Programma Statistico Nazionale (edizione in vigore: Psn 2014-2016 – aggiornamento 2016) approvato con DPR del 30 agosto 2016, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 242 del 15 ottobre 2016.

La metodologia della stima dei conti trimestrali

Come accennato, la stima preliminare del Pil è il risultato dell’adattamento della procedura di calcolo dei conti trimestrali alle condizioni specifiche di disponibilità parziale di molti indicatori congiunturali, che rivestono un ruolo essenziale nel processo di stima. I metodi adottati per l’elaborazione rapida (a 30 giorni dalla fine del trimestre) sono, quindi, sostanzialmente gli stessi di quelli impiegati della costruzione delle stime complete che vengono successivamente diffuse a 60 giorni.

In generale, tanto nella stima preliminare quanto in quella completa, ai fini della compilazione dei conti trimestrali si utilizza un metodo indiretto, basato su indicatori congiunturali, che permettono di superare i limiti posti dalla ridotta disponibilità di misure dirette a cadenza infrannuale. Tali metodi consistono nel ripartire per trimestre i dati dei conti annuali, sulla base dell’andamento di indicatori di riferimento trimestrali. In particolare, la tecnica attualmente applicata stima i valori trimestrali sulla base della relazione – identificata attraverso un metodo econometrico – che si osserva tra lo specifico aggregato dei conti annuali e il valore assunto nel medesimo periodo da uno o più indicatori di riferimento, opportunamente scelti. Il metodo viene utilizzato per la stima dei dati trimestrali, sia quando è già noto il valore annuale, sia quando l’informazione annuale non è ancora disponibile. Esso è applicato separatamente per ciascun aggregato significativo necessario alla compilazione dei conti.

Generalmente, le serie dei conti economici trimestrali sono elaborate e diffuse in forma grezza, corretta per gli effetti di calendario e destagionalizzata in milioni di euro, ai prezzi dell’anno precedente e a valori concatenati con anno di riferimento 2015. Al momento della stima preliminare si pubblica invece esclusivamente la serie relativa al Pil in volume (ovvero espresso in termini concatenati), destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario. La serie è disponibile a partire dal primo trimestre del 1996.

La procedura di correzione degli aggregati per gli effetti di calendario è basata sul metodo della regressione e tiene conto del diverso numero dei giorni lavorativi, delle festività pasquali e dell’anno bisestile. La correzione degli effetti di calendario e della stagionalità opera sugli indicatori di riferimento ed è effettuata attraverso l’approccio basato sui modelli Reg-Arima della procedura TRAMO-SEATS (versione settembe 2017 per Linux).

Per approfondimenti si veda la nota informativa I Conti economici trimestrali. Principali elementi informativi del settembre 2015, che contiene cenni sul metodo indiretto di trimestralizzazione, una lista ragionata dei principali indicatori utilizzati nelle stime, una descrizione sintetica delle principali variabili dei conti economici trimestrali e del legame tra schemi contabili e indicatori congiunturali e che delinea i metodi di stima del valore aggiunto, del sistema della doppia deflazione, degli impieghi finali, dell’input di lavoro e del relativo reddito, degli indicatori di costi e margini e della politica di revisione adottata.

Le principali innovazioni introdotte con il passaggio al Sec 2010 sono presentate nell’intervento I conti trimestrali: innovazioni metodologiche e risultati nel seminario “Il passaggio al Sec 2010 e la revisione generale dei conti nazionali” del dicembre 2014.

Le informazioni utilizzate nella stima

Come esposto sopra, la stima preliminare del Pil viene ottenuta utilizzando le medesime procedure messe a punto per le stime complete sottostanti alle valutazioni della contabilità trimestrale sia in occasione del rilascio a 60 giorni dalla fine del periodo di riferimento, sia delle revisioni successive.

Per ciascun aggregato dei conti da trimestralizzare, vengono selezionati uno o più indicatori disponibili a frequenza trimestrale e/o mensile capaci di cogliere l’andamento infra-annuale della variabile stessa. Tali indicatori sono gli stessi nella stima a 30 giorni dalla fine del trimestre e in quella a 60, ma con un grado di aggiornamento che in molti casi è significativamente inferiore per la prima occasione di calcolo. Per alcuni di essi, in primo luogo molti indici di prezzo (sia al consumo, sia alla produzione), i dati sono già disponibili per l’intero trimestre a 30 giorni. In molti altri casi a quella data sono disponibili due indici mensili su tre (ciò vale ad esempio per parte dei dati di commercio estero o per la produzione delle costruzioni) e il terzo mese deve essere estrapolato. Soltanto per gli indici della produzione industriale i dati del terzo mese sono valutati dall’ISTAT in via preliminare sulla base di informazione incompleta di di cui non è data diffusione. Ci sono, infine, indicatori trimestrali (ad esempio quelli del fatturato dei servizi) per i quali a 30 giorni non è disponibile l’informazione relativa al trimestre più recente, che quindi deve essere prevista interamente, tipicamente attraverso modelli univariati su base trimestrale.

I principali indicatori utilizzati nella stima (fonti)

Di seguito si presenta una lista ragionata degli indicatori utilizzati per le principali categorie di variabili.

Produzione e valore aggiunto. Per le attività industriali la fonte più importante è costituita dall’indice mensile della produzione industriale, utilizzato a un dettaglio di 16 branche delle attività estrattive, manifatturiere e fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria. Per le industrie di acqua e rifiuti si utilizza un indice medio ponderato degli indici di produzione delle 16 branche con pesi dedotti dai relativi consumi intermedi. Per il settore delle costruzioni si dispone dell’indice mensile di produzione delle costruzioni. Gli indici trimestrali di fatturato dei servizi sono impiegati per le branche del commercio dei mezzi di trasporto e all’ingrosso, trasporti, servizi postali, servizi di alloggio e ristorazione, informazione e comunicazioni, attività legali, di consulenza gestionale di ingegneria e architettura, pubblicità e ricerche di mercato e attività di ricerca del personale, agenzie di viaggio, vigilanza e altri servizi alle imprese. Per la branca dell’agricoltura si utilizzano indicatori di produzione e raccolta agricola e di input (elaborati sulla base di dati ISMEA e ISTAT); questi ultimi sono calcolati ipotizzando un calendario trimestrale fisso delle attività. Inoltre, si usano dati sulla quantità di prodotti del pescato in transito presso i porti nazionali (fonte IREPA).

Sistema di indicatori di prezzo per derivare la stima dei CET in volume. Le principali fonti di informazione sono le indagini ISTAT sui prezzi. In particolare, si utilizzano: gli indici dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali sul mercato interno ed estero, gli indici dei prezzi all’importazione dei prodotti industriali, i valori medi unitari delle importazioni e delle esportazioni (ad integrazione degli indici dei prezzi dei prodotti industriali esportati e importati), gli indici armonizzati dei prezzi al consumo, gli indici dei prezzi dei prodotti agricoli, gli indici dei costi di costruzione di fabbricati residenziali e tronchi stradali, gli indici dei prezzi business to business di telecomunicazioni e servizi postali e di corriere (dal 2006), del trasporto marittimo e costiero, del trasporto aereo e dei servizi di magazzinaggio e custodia (dal 2010). Gli indici trimestrali dei prezzi business to business dei servizi, essendo diffusi a circa 85 giorni dalla fine del trimestre di riferimento, vengono incorporati nella stima con un trimestre di ritardo.

Dove possibile, gli indici di prezzo vengono acquisiti a un livello di disaggregazione elementare ed aggregati utilizzando sistemi di ponderazione coerenti con i conti annuali. Da essi deriva un set completo di indicatori di prezzo per la stima in volume di tutti gli aggregati dei CET. In particolare, si elaborano i sotto-sistemi di seguito dettagliati.

  1. Indicatori del prezzo dell’output e dell’input per branca di attività economica. Sono costruiti per la stima in volume di produzione e dei costi intermedi (e quindi del valore aggiunto mediante doppia deflazione) per branca di attività economica. I prezzi dell’output per branca di attività economica sono una media, a livello di branca, dei prezzi alla produzione dei prodotti venduti sul territorio economico e dei prezzi alla produzione dei prodotti esportati. I prezzi dell’input sono ottenuti, per branca, come media dei prezzi alla produzione dei prodotti utilizzati come bene intermedio e acquistati sul mercato interno ed estero (prezzi dei prodotti importati). Il sistema di pesi è derivato delle tavole input-output annuali secondo uno schema di aggregazione di tipo Paasche.

  2. Indicatori del prezzo dei consumi finali delle famiglie per funzione di consumo, mediante gli indici armonizzati dei prezzi al consumo.

  3. Indicatori del prezzo delle importazioni e delle esportazioni di beni e servizi per prodotto, mediante i prezzi alla produzione dei prodotti esportati e i prezzi dell’import, integrati ove necessario con i valori medi unitari delle esportazioni e delle importazioni.

Commercio con l’estero e bilancia dei pagamenti. I dati ISTAT di commercio estero disponibili su base mensile costituiscono il sistema di indicatori per la stima indiretta dei flussi trimestrali di importazione ed esportazione di beni dei CET a prezzi correnti; per i servizi si utilizzano i dati della Bilancia dei Pagamenti (BdP).

Consumi delle famiglie. Sono stimati sulla base dei dati trimestrali provenienti dall’indagine sulle spese delle famiglie condotta su base mensile, sottoposta a validazione statistica a cadenza trimestrale e pubblicata annualmente. Per i consumi di beni, vengono anche utilizzati indicatori derivanti dal metodo della disponibilità che consiste nello stimare, per una specifica tipologia di prodotti, l’ammontare di beni disponibili per il consumo (così come per l’investimento) quale somma della relativa produzione nazionale e di quella importata a cui viene sottratto il flusso di beni esportati. Infine, si considerano altri indicatori da fonte ISTAT (indici del fatturato dei servizi, delle vendite, movimento clienti negli esercizi ricettivi) e da fonti esterne quali UNRAE, Farmindustria, Unione petrolifera, Assaeroporti, Ferrovie dello Stato.

Investimenti. I principali indicatori sono ottenuti tramite il metodo della disponibilità. Altre fonti rilevanti sono i dati UNRAE per la componente mezzi di trasporto e i dati del ministero della difesa per la spesa in armamenti.

Altri indicatori economici. Per la stima degli aggregati relativi ad alberghi e pubblici esercizi vengono utilizzate le statistiche mensili sul movimento (volume) dei clienti negli esercizi ricettivi di fonte ISTAT sia per gli aggregati della domanda (consumi delle famiglie), sia per quelli dell’offerta (produzione e valore aggiunto); per la produzione effettiva del credito si utilizzano i dati trimestrali dalla matrice dei conti (fonte Banca d’Italia); per la stima dei servizi di intermediazione finanziaria indirettamente misurati (SIFIM) si utilizzano i dati sullo stock di depositi e prestiti ed i relativi tassi di interesse applicati, distinti per singolo settore di contropartita delle istituzioni finanziarie e monetarie e degli altri intermediari finanziari di fonte Banca d’Italia; per la stima della produzione delle assicurazioni si usa l’indicatore trimestrale dei premi di fonte IVASS. Per la stima di componenti dei consumi delle famiglie e degli investimenti si utilizzano dati mensili sulle immatricolazione di autovetture di fonte UNRAE; per la stima delle spese alimentari l’indice mensile delle vendite al dettaglio di fonte ISTAT in combinazione con i dati dell’indagine CF. Per le variabili relative alle attività non-market si considerano: i dati di spesa dello Stato di fonte ministero dell’economia (MEF); i dati di bilancio della sanita pubblica di fonte Ministero della Sanita; i dati mensili e trimestrali di prelievo fiscale e contributi sui prodotti di fonte MEF; altri dati amministrativi.

La politica di revisione dei dati

L’Istat adotta una politica di revisione per i conti economici trimestrali, che è del tutto allineata con le raccomandazione europee riguardo al ciclo delle revisioni ordinarie, cioè quelle che derivano dal normale aggiornamento dei dati più recenti relativi agli indicatori utilizzati.

Diverso è il caso delle revisioni straordinarie, che avvengono a seguito di modifiche più ampie e toccano l’intera serie storica delle stime, come nel caso delle revisioni generali della contabilità nazionale effettuate per incorporare miglioramenti delle fonti e dei metodi.

Per ulteriori informazioni relative alle revisioni degli indicatori congiunturali, consulatare la sezione dedicata sul sito dell’Istat. In particolare, la Scheda informativa e calendario delle revisioni dei conti trimestrali descrive l’orizzonte temporale delle revisioni ordinarie sia rispetto al periodo di riferimento, sia al tipo di stima. In sintesi con la stima preliminare del Pil si rivedono i dati a partire dal primo trimestre di quattro anni precedenti rispetto al periodo di diffusione.

Copertura e dettaglio territoriale

Le stime preliminari del Pil riguardano, per definizione, unicamente l’intero territorio nazionale e sono presentate senza alcun dettaglio settoriale.

Tempestività

La stima preliminare del Pil a valori concatenati è pubblicata a circa 30 giorni dalla fine del trimestre di riferimento, seguendo un calendario coordinato a livello europeo.

Diffusione

In allegato al comunicato stampa trimestrale “Stima preliminare del PIL” è diffusa la serie storica del Pil a valori concatenati in formato excel.

La medesima serie è diffuse tramite il data wharehouse I.Stat alla sezione “Conti nazionali/Conti e aggregati economici nazionali trimestrali” non appena il comunicato stampa viene esposto sul sito.

Fonti: http://dati.istat.it/

http://www.istat.it/it/congiuntura

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