Etiopia. Pulinas (Vis): Nel Tigray la crisi si supera col lavoro - Ilmetropolitano.it

Etiopia. Pulinas (Vis): Nel Tigray la crisi si supera col lavoro

Responsabile: Crisi politica preoccupa, ma c’è volontà dialogo

(DIRE) Roma, 20 Ott. – “In Etiopia la crisi tra il governo centrale e la regione del Tigray e’ preoccupante ma, fortunatamente, i leader di entrambe le parti stanno manifestando la volonta’ di risolvere le divergenze attraverso il dialogo, e la ministra della Pace, Muferiat Kamil, ha fatto appello a un negoziato. Le tensioni tra gruppi etnici sono storiche nel Paese, ma a nessuno conviene arrivare al conflitto aperto”. Gianfranco Pulinas e’ il rappresentante in Etiopia per il Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo, ong dei salesiani impegnata nel Paese con progetti per favorire l’accesso dei giovani al mondo del lavoro. L’intervista con l’agenzia Dire si tiene in un momento particolare per l’Etiopia, uno Stato federale dove le regioni sono organizzate su base comunitaria e vari gruppi denunciano marginalizzazione e scarso accesso alle risorse nazionali. L’ascesa alla guida del governo nel 2018 del premier Abiy Ahmed ha fatto sperare in un’epoca di stabilita’, favorendo accordi di pace, per esempio con l’Eritrea, e il rientro nel Paese di gruppi di opposizione accolti nel dibattito politico. La crisi economica nell’ultimo anno pero’ e’ peggiorata: da un lato, ha pesato l’epidemia di Covid-19 e le limitazioni imposte alle attivita’ economiche; dall’altro, eventi naturali come l’arrivo di sciami di locuste che devastano le coltivazioni. Una situazione che ha finito per far saltare delicati equilibri politici, in particolare tra governo centrale e la regione settentrionale del Tigray.  Pochi giorni fa Addis Abeba ha decretato l’interruzione dei rapporti con il governo tigrino, sotto accusa per aver organizzato elezioni locali contro il parere del centro della federazione. Il parlamento etiope ha anche approvato una “sospensione” dello stanziamento di fondi destinati alla regione settentrionale. Secondo Pulinas, “la situazione e’ piuttosto tesa in tutto il Paese, ma nel Tigray oggi lo e’ maggiormente”. “Sappiamo di frequenti proteste che coinvolgono cittadini comuni” dice il cooperante: “Il disagio sociale e’ forte”. E se Addis Abeba chiudera’ davvero i rubinetti ai finanziamenti pubblici, “il malcontento aumentera’ perche’ scuola, sanita’ e infrastrutture non potranno resistere”. Pulinas sottolinea che, ora piu’ che mai, non bisogna fermarsi. “Il Vis continua a incentrare la proprie attivita’ sulla formazione scolastica e professionale” dice. “Ogni anno centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze piene di risorse si affacciano al mondo del lavoro in cerca di opportunita’. Noi collaboriamo con le istituzioni per ridurre la disoccupazione, perche’ spegnere la frustrazione dei giovani permette di creare stabilita’”. Il Vis nel Tigray porta i suoi progetti anche nei campi profughi, “altro elemento potenziale di tensioni”. Oltre ai corsi di falegnameria, edilizia, meccanica, sartoria o informatica in collaborazione con le scuole statali o dei salesiani, aperti a ragazzi e ragazze, l’ong dedica anche un’attenzione particolare alle donne. “Per esempio – sottolinea il rappresentante del Vis – nel Tigray abbiamo avviato un progetto nel settore tessile finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo che tutela le esigenze delle lavoratrici: le donne sono impiegate in un’azienda di notevoli dimensioni che offre un asilo e cosi’ le mamme possono lavorare con maggior tranquillita’, costituendo al tempo stesso un modello positivo da imitare”. (Alf/Dire) 10:00 20-10-20

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