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Giuseppe Scopelliti : “Io sono Libero”

Un libro attribuisce valore al tempo che viviamo. Definisce la necessità di ristabilire quel prezioso legame con la nostra storia personale. Nasce dal silenzio, un libro; che poi è il segno della dignità che lascia traccia di sé. “Io sono libero”, immediatamente dichiara. Come se noi tutti non immaginassimo quanto alte siano le mura del carcere di Arghillà, e quanti cancelli occorra attraversare per arrivare alla cella numero 16. Nulla, però, che possa far avanzare l’oblio. Neanche la sera, quando il sipario del giorno sembra chiudersi per sempre, e la solitudine ti avvolge come una coperta.

Giuseppe Scopelliti si racconta, mentre sconta la sua condanna. Eppure, tra le oltre 150 pagine, non troverete una sola scomposta parola, un accenno alla ribellione, alla protesta. Si racconta, invece, come se parlasse ancora da uomo delle istituzioni, come se quell’idea di Stato sia l’unica per la quale valga la pena di lottare veramente, nonostante tutto.

Il libro svela la vita pubblica e privata dell’ex uomo forte della destra: il leader nazionale del Fronte della Gioventù, il sindaco di Reggio Calabria, il Governatore della Regione Calabria, ma anche il figlio, lo sposo, il padre, l’amico e il compagno di squadra.

Non ci sono oscillazioni. Il pensiero di Scopelliti è fermo, e senza mai vacillare, tra emozioni e ricordi, lascia chiaramente capire d’aver chiuso per sempre con la politica. Ma sono altre le trame, i racconti e le ricostruzioni che faranno discutere.

Intanto, ritorniamo per un istante al titolo, perché, che Scopelliti sia libero, ci sembra una provocazione. Tuttavia, basta soffermarsi sull’introduzione, per comprendere che l’uso del verbo al “presente” vuole invece esaltare e cristallizzare un più intimo concetto di Libertà, tutto interiore. “Quando si è liberi, lo si è al di là delle circostanze, della lunghezza della catena, dell’ampiezza di una cella”, dice Scopelliti.

E più in là aggiunge: “La Libertà non ha passato, e neppure un futuro … non può essere “prima” o “dopo” sé stessa”.

Scopelliti sostiene di essere rimasto libero anche da carcerato. Ecco il punto. Il libro, dunque, è il racconto di una vicenda personale, drammaticamente singolare, che segna, tuttavia, un pericoloso precedente da cui nessun amministratore potrà più dirsi al riparo. Oppure, forse, non è così. Scopelliti è l’eccezione: tutto è accaduto per lui e, probabilmente, non accadrà più. Ma lui non lo dice. Accetta la condanna, in silenzio. E in silenzio la sconta, contando le ore e segnando i giorni, proprio come fanno tutti i carcerati.

Scopelliti dice di non provare rabbia, nonostante tutto. “Io sono Libero perché non provo rancore”, conclude.  “Io Sono Libero perché anche qui dentro ho imparato la vita, grazie alla testimonianza e all’impegno di Donne e Uomini straordinari”, dice, riferendosi ai servitori dello Stato che lo hanno in “custodia”.

Le pagine sembrano agitarsi, avanzare veloci, animate dalle domande dell’intervistatore Franco Attanasio che, con Scopelliti, condivide la stessa cella.  “Io sono libero” è la testimonianza scritta, e dunque narrata, di una di una umanità che si lascia guardare e giudicare, di un uomo che si consegna alla lettura di sé, come se ciò rispondesse all’esigenza di colmare i vuoti della cronaca, di integrare ciò che non è stato detto, di aggiungere un tempo alle sbrigative e superficiali conclusioni.

Nel libro sono tante le occasioni in cui Scopelliti supera la sua personale storia per occuparsi di quella dei tanti. E in questa trasposizione, dal particolare al generale, affronta i grandi paradigmi della vita e della società, questa volta con la consapevolezza e la responsabilità di chi aggiunge all’esperienza politica un “inedito” punto di vista.

Fabrizio Pace

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Fabrizio Pace is a journalist, editor of www.ilmetropolitano.it.