Consultazioni: Le priorità per Confesercenti - Ilmetropolitano.it

Consultazioni: Le priorità per Confesercenti

Incontro con il Presidente del Consiglio dei Ministri incaricato Prof. Mario Draghi

 

Rafforzare la campagna di vaccinazione

I consumi interni valgono il 60% del PIL: senza una loro ripresa, la nostra economia non tornerà a crescere.

Purtroppo, una normalizzazione della spesa delle famiglie e degli altri consumi interni appare impossibile senza un completo successo della campagna vaccinale, priorità per la salute pubblica e per l’economia.

Stimiamo infatti che ogni mese di ritardo della campagna di vaccinazione determini 4,7 miliardi di mancato recupero dei consumi, per una corrispondente perdita di PIL dello 0,3%.

Il raggiungimento di una significativa soglia di immunità restituirebbe il 30% di spesa al comparto degli “alberghi e pubblici esercizi”, il 21% di spesa a “ricreazione e cultura”, il 17% all’abbigliamento.

Progettare la ripartenza

La crisi innescata dalla pandemia e dalle restrizioni sta annientando il potenziale produttivo di decine di migliaia di imprese del turismo, del commercio e dei pubblici esercizi. Dopo un anno nel quale le nostre attività sono state costrette a rimanere inattive o a lavorare in condizioni proibitive, si registrano perdite dei valori di avviamento anche del 50%.

Per questo, riteniamo che il rafforzamento degli sforzi sul fronte della campagna di vaccinazione debba essere accompagnato da un piano per la ripartenza delle attività.  Occorre mettere a punto nuovi protocolli, rivedendo i profili di rischio, per le imprese che hanno la possibilità di applicare le misure di sicurezza garantendo il massimo rigore dell’applicazione.

Diamo la possibilità di lavorare a chi può farlo senza rischi per la salute pubblica. Ristoranti e bar possono e debbono potere riaprire in piena sicurezza. Normalizzare queste attività è fondamentale per la coesione sociale.

Allo stesso tempo, è necessario inserire nel piano del Recovery, nella missione dedicata alla rigenerazione urbana, sostegni e investimenti sulle imprese di vicinato, che sono il polmone verde della nostra economia distributiva.

Più attenzione a piccola e media impresa

Piccola e media impresa ossatura fondamentale per economia del Paese. È un modello che anzi garantisce flessibilità e adattabilità al nostro sistema imprenditoriale, elementi fondamentali nel nuovo sistema produttivo globalizzato in particolare in un momento di grande trasformazione causato dalla emergenza pandemica.

Turismo, l’Italia sia più competitiva

Il 2020 è stato un anno drammatico per il turismo, e anche il 2021 si preannuncia difficile. Occorre sostenere le imprese, in particolare nelle città d’arte, che hanno registrato una perdita di fatturato legato ai flussi turistici nell’ordine di 10 miliardi di euro (-70%) a causa dell’assenza di viaggiatori stranieri.

Dobbiamo progettare, poi, il rilancio del settore. Riteniamo che nel Pnrr debba trovare spazio un piano pluriennale per aumentare la competitività del turismo in generale e delle città d’arte in particolare sui mercati internazionali. Un obiettivo che passa attraverso investimenti nelle imprese della filiera e nelle infrastrutture di collegamento per migliorare la mobilità turistica del Paese e la raggiungibilità e la fruibilità del nostro enorme patrimonio storico ed ambientale, con particolare attenzione ai centri minori, al Sud d’Italia ed alle Isole.

Sostegni alle imprese

I provvedimenti presi per contrastare gli effetti economici della pandemia hanno dato spesso risposte tardive e insufficienti.

Individuare attraverso i codici ATECO le imprese a cui destinare gli aiuti è un grave errore. Per la lotteria degli scontrini ed il cash back sono state messe a disposizione ingenti risorse: un efficace piano di modernizzazione della rete ed un abbattimento dei costi della moneta elettronica, a nostro avviso, avrebbero generato effetti più produttivi.

Indispensabile un Ristori quinquies basato su parametri oggettivi: calo del volume di affari su base annua 2020/2019. Questa è la risposta che molte imprese attendono.

Lavoro

Il contesto economico e sociale post pandemico determinerà profondi mutamenti nell’organizzazione del lavoro e nei consumi. Questo richiederà importanti investimenti sulle competenze professionali sia dei lavoratori che degli imprenditori.

Il blocco dei licenziamenti non è una misura che potrà perdurare ad oltranza, occorrerà pertanto intervenire con importanti misure di decontribuzione e detassazione per le imprese che manterranno l’occupazione. Ma molte di esse non avranno più la forza né le condizioni di mantenersi all’interno del mercato. Per gli imprenditori, per i lavoratori e per i collaboratori di queste imprese dovranno essere predisposti efficaci piani di riconversione.

Servono più politiche attive, la riduzione del cuneo fiscale, rinnovi contrattuali ad esenzione di imposta per i miglioramenti retributivi, nuove regole per il tempo determinato. Occorre inoltre istituire un fondo di formazione continua per imprenditori e riconversione imprese.

Riforma fiscale

È questa sicuramente una delle priorità per modernizzare il Paese. Un sistema giusto, semplice, equo e maggiormente proporzionale. Condividiamo con il Direttore dell’Agenzia delle Entrate l’obiettivo di ristrutturare completamente il meccanismo alla base dell’IRPEF, definendo il prelievo su un “principio di cassa puro” basato solo sugli effettivi incassi, superando così di fatto l’era degli acconti. E’ prioritario dare maggiori certezze al contribuente e, in particolare, al rapporto con l’Amministrazione finanziaria con l’introduzione di un vero e proprio “ruling fiscale” a regime che permetta ad entrambe le parti maggiore trasparenza, condivisione delle problematiche e tranquillità. Una riforma strutturale dovrebbe coinvolgere anche l’IRAP e la tassazione locale.

Proponiamo, inoltre, di introdurre un’agevolazione IVA per i prodotti turistici per un triennio. Si tratta di un intervento che permetterebbe di accelerare il rilancio post pandemico dell’industria turistica.

Riequilibrio con l’online

Alcuni Paesi europei stanno valutando l’adozione di una tassa specifica sui profitti delle grandi imprese dell’online. È questa una strada da perseguire, certamente più efficace della lotteria dello scontrino per combattere l’evasione.

In particolare, occorrono interventi per il riequilibrio concorrenziale tra ecommerce e retail fisico, andato in default per il commercio nel 2020, con l’online che ha operato quasi in regime di monopolio.

Credito

Fondamentale per la ripresa è garantire maggiori risorse e più flessibilità alle imprese. I finanziamenti permessi dal temporary framework per una durata di 72 mesi sono insufficienti, occorre estenderli a 120 mesi. È opportuno alzare la soglia del regime de minimis a 500mila euro. Per gestire la moratoria, inoltre, occorre modificare il limite posto dall’EBA, portandolo da 9 a 12 mesi.

Da rafforzare anche la funzione di garanzia dei Confidi, mediante ripatrimonializzazioni e ampliamento della loro area di operatività quali strumenti in grado di accompagnare le PMI nell’accesso al credito nella difficile fase della ripartenza, allorché le sovvenzioni statali e il supporto del Fondo Centrale cesseranno.

Bisogna poi prevedere uno specifico fattore di sostegno per il finanziamento bancario delle micro e piccole imprese, complementare al meccanismo di “supporting factor”.

Burocrazia

Concordiamo sulla necessità di una vera e profonda riforma della Pubblica Amministrazione. Troppe cose non hanno funzionato nell’emergenza del 2020: tempi non rispettati, risposte tardive ed anche errate. Riteniamo, inoltre, che si debba porre uno stop all’eccesso di smart working nella Pa.

Bisogna rendere più efficiente anche la giustizia: allineando i tempi della nostra giustizia civile a quella della Germania, guadagneremmo 2,5 punti di Pil. Se vogliamo competere, si tratta di una riforma prioritaria.

Gli attuali tempi della giustizia civile non sono infatti compatibili con quelli delle imprese. Il mancato funzionamento della giustizia allontana gli investimenti stranieri.

Cogliamo l’opportunità del Pnrr

Durante la pandemia l’Italia ha dato prova di una capacità di resilienza inattesa. Diffusa era inoltre l’aspettativa che l’Italia avrebbe fatto peggio degli altri grandi Paesi europei: non è stato così e la riduzione del PIL è stata in linea con quella della Francia e molto minore di quella di Spagna e Regno Unito.

Le imprese hanno sofferto, ma hanno provato in tutti i modi a resistere. Il rimbalzo del terzo trimestre è stato eccezionale e dimostra la volontà di ripresa del sistema produttivo.

La seconda ondata di contagi rischia ora di avere effetti più gravi, soprattutto perché le conseguenze economiche si concentrano su un numero ristretto di settori (turismo, eventi pubblici, attività culturali e ricreative, commercio).

È necessario scongiurare l’eventualità di incorrere in vere e proprie “distruzioni settoriali”.

L’uscita dalla crisi sanitaria può diventare l’occasione per colmare i ritardi di sviluppo che ci penalizzano. Su questa prospettiva devono basarsi le scelte di politica economica dei prossimi mesi.

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