Il Gesù che entra a Gerusalemme accolto dalla folla come un re, ma a differenza dei re a cavalcioni di un’asina, a simboleggiare modestia e mitezza, è il segno umano delle parole scolpite nel tempo dall’archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann. Oggi come allora, nel ricordo e nella riproposizione di quel giorno di festa, si agitano al vento rami d’ulivo, emblema di accoglienza, di una presenza che annuncia la pace, intesa come serenità dell’anima che consente di guardare oltre. Ed è questo un messaggio che non conosce il peso dei secoli e si rivela attuale e palpitante anche nel presente, turbato – ormai da un tempo consistente – dalla pandemia.
comunicato stampa – fonte: http://www.calabriaecclesia.org/Pages/NewsDetail/11628/La_riflessione_domenicale_del_Presidente_della_CEC,_Mons_Vincenzo_Bertolone_%C2%ABL%E2%80%99umilt%C3%A0_e_la_semplicit%C3%A0_sono_le_due_vere_sorgenti_della_bellezza%C2%BB
