Quando “Polemica” e “Strumentalizzazione” servono a “tappare la bocca” - Ilmetropolitano.it

Quando “Polemica” e “Strumentalizzazione” servono a “tappare la bocca”

di Antonella Postorino – Avevo deciso di restare in silenzio, ma dopo un’attenta riflessione credo che un po’ di chiarezza non possa che essere un atto dovuto, soprattutto nei confronti di chi mi conosce e mi stima.

Quando si è abituati a vivere in un mondo di menzogne e sotterfugi, è impossibile comprendere e accettare l’azione di chi è abituato a operare in piena onestà e trasparenza. Questo limite finisce per alimentare un modus operandi che fa perdere di vista l’obiettivo principale: la restituzione della verità.

Questa mia nota non vuole rimettere in discussione quanto da me già espresso con un post pubblicato su facebook lo scorso 11 maggio, non ho nulla da aggiungere né da modificare perché tutto è abbastanza chiaro (oltre che dimostrabile). Piuttosto ritengo sia opportuno discutere su due concetti di cui si è abusato, oltremisura, nei miei confronti: polemica e strumentalizzazione politica.

L’abuso arriva sulle righe di una testata giornalistica locale (online), utilizzata per condire a proprio piacimento, una vicenda che invece andrebbe letta con uno spirito diverso, per poterne cogliere la vera essenza, e magari imparare qualcosa di nuovo (buono).

Mi rendo conto che per fare questo bisogna avere una grande onestà intellettuale, che non si può pretendere da chiunque, tantomeno da chi non opera con il giusto “distacco” da quelle dinamiche, che probabilmente condizionano (suggeriscono) il registro da utilizzare per diffondere una semplice “nota di giustificazione”.

Nello specifico mi riferisco a queste tristi e faziose righe, tratte da un articolo divulgato, a quanto pare, per “sedare” la sottoscritta:

“… sedare le polemiche sollevate ieri da Antonella Postorino… viene fuori una verità ben lontana da quella descritta… Una memoria che di certo non merita di essere tirata dalla giacchetta ed essere utilizzata, in maniera del tutto fuori luogo, contro questo o quello per partiti (politici) presi”.

Orbene, mi viene in mente qualcosa di molto lontano dall’epoca in cui viviamo, quando attraverso la censura si faceva pulizia (razzia) di tutto ciò che non era opportuno esprimere liberamente. Saranno cambiati i tempi, ma il concetto resta lo stesso: tutto ciò che non ci piace diventa “polemica”, tutto ciò che mette a nudo le verità diventa “strumentalizzazione politica”. Pertanto bisogna sbarazzarsi velocemente dell’inconveniente, prima che possa disturbare equilibri dei quali non necessariamente la comunità deve essere messa al corrente. Che dire, per fortuna non esiste più il rogo… o il taglio della lingua (in questo caso della penna),

Per farla breve, constatato che non è facile “tappare la bocca” nella sostanza, si procede cercando di farlo nella forma. Così il rammarico da me espresso privatamente sul mio profilo facebook, si è tradotto nel “delirio” (da sedare) di una visionaria (che si inventa storie), la quale dietro all’indignazione nasconde una battaglia politica (non si sa bene per quale pennacchio).

Certo che solo una mente piccola può arrivare a tanto e ancora più piccola è quella dell’esecutore. Ma questa è la mentalità di chi purtroppo non ha grandi visioni e neanche un minimo di sensibilità per accettare il punto di vista altrui, finendo inevitabilmente per infliggere quella faziosa arroganza tipica di chi non ha il coraggio di affrontare le questioni mettendoci la faccia.

In realtà io ho solo espresso la mia amarezza, in maniera del tutto libera, democraticamente accettabile, sul diario del mio profilo privato di fb. Post condiviso da un centinaio di cittadini liberi e ripreso da diverse testate giornalistiche che lo hanno divulgato arbitrariamente, senza neanche chiedermelo (compresa la testata in questione). Tutto nella totale naturalezza, ma evidentemente la cosa è diventata foriera di scomode verità, quindi destabilizzante.

foto di GNS

Qualora avessi voluto fare “polemica”, da giornalista quale sono, avrei potuto diffondere una nota stampa su tutti i quotidiani, online e cartacei, invece i miei propositi sono sempre stati tutt’altro che sovversivi. Se il post ha destato interesse è successo in maniera del tutto spontanea e senza alcuna forzatura. Vuol dire che ancora esiste un popolo pensante.

Per quanto riguarda la strumentalizzazione (politica) di cui mi si accusa, ritengo che anche in questo, sarebbe stato molto più comodo consegnare, ai vari esponenti del mondo politico (partitico e non), le prove di quanto da me affermato, in modo da utilizzarle a loro piacimento. Magari oggi vedrei sventolare la bandiera di chi la politica la fa per professione, e anche in questo caso, non mi pare che al mio fianco si sia esposto nessun politico e nessuna istituzione pubblica.

A questo aggiungo che è abbastanza contorto pensare alla strumentalizzazione di una vicenda che invece mi ha vista protagonista “a servizio” di questa amministrazione, per il semplice fatto che mi sono resa subito disponibile, nel momento in cui mi è stato chiesto, per creare il contatto tra l’Assessorato allo Sport e la Scuola di Scultura dell’Accademia, nonostante non abbia nulla a che spartire né politicamente, né amichevolmente, né “parentalmente” con alcun rappresentante dell’istituzione comunale pro tempore.

Il mio impegno in questa vicenda ha il solo peccato di essere stato alimentato dall’amore che nutro per la mia città, tanto da non aver dato alcune importanza al colore politico di Palazzo San Giorgio, nel momento in cui mi è stato chiesto di fare da intermediaria tra il mondo dello sport e quello dei giovani artisti calabresi.

Con questa nota, ci tengo a chiarire che io sono un tecnico e non un servo della politica, amante del proprio territorio, e grazie alle professioni che svolgo, ho la fortuna di poter confrontarmi quotidianamente con le realtà che mi circondano e maturare la giusta sensibilità per capire quali sono i veri problemi che affliggono la nostra sventurata società.

Certo che mi occupo di politica, lo faccio da sempre: in quanto architetto (prima di ogni altra cosa), lo faccio in termini di “politica di sviluppo del territorio”, quell’arte di governo che guarda avanti, che punta sulla progettualità e sulla valorizzazione delle risorse umane. Poi sono docente, e in quanto tale è mio obbligo lavorare quotidianamente, dentro e fuori dalle mura istituzionali, per il futuro delle generazioni che verranno. Infine, ma non ultimo, sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Calabria, quindi conosco bene gli strumenti della comunicazione e le regole deontologiche professionali che bisognerebbe rispettare tutte le volte in cui si prende la penna per trasformare il proprio pensiero in notizia.

È triste dover constatare che non tutti usano nel modo più appropriato (e fruttuoso) i mezzi di comunicazione, anzi spesso per primi si rischia di diventare vittime (inconsapevoli?) sotto l’insidia della polemica e della strumentalizzazione, a volte senza alcun ritegno.

Naturalmente io resto sempre più che disponibile per qualsiasi chiarimento in merito. Anche perché, non sarà la nota di un Comitato estraneo ai fatti (a sua volta strumentalizzato per camuffare le gaffe dei nostri amministratori), a valere come risposta ai tanti giovani delusi di questa città.

Prof.ssa Antonella Postorino (Architetto e Giornalista)

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