
Vincenzo Bertolone foto fonte – calabriaecclesia.org
Alessandro Del Piero, l’indimenticabile Pinturicchio della pedata italica, restituisce con le sue parole il senso di amor patrio che ogni partita della Nazionale restituisce ad un Paese intero, ancor più adesso che si è tornati a giocare una competizione internazionale come gli Europei, specie ora che il rotolare di un pallone viene visto – a torto o a ragione – come simbolica liberazione (almeno un po’) dal dramma dell’ancor persistente pandemia. È la forza del calcio e dell’azzurro: unire e compattare un Paese che invece, come il resto dell’anziana Europa, sembra essere sempre a un passo dallo sfinimento, sull’orlo del precipizio. È un bene che ciò avvenga, perché lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di migliorare la società civile, di entrare nel cuore di ognuno. Il calcio, poi, offre la possibilità di trasmettere grandi valori, anche se non va dimenticato che purtroppo tante altre volte riflette anche le degenerazioni della società, dalla violenza al razzismo ad un consumismo che mortifica i valori e trasforma un gioco e i suoi valori in mercanzia. Per molti versi, infatti, la secolarizzazione ha ridotto anche la pratica sportiva a rito di massa laico, privo di creatività, interiorità e armonia, secondo quella tendenza che lo scrittore Karl Kraus tratteggiava in maniera pungente: «Lo sport è figlio della democrazia ma contribuisce all’istupidimento del singolo e della famiglia».