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Il conflitto tra Russia ed Ucraina si “combatte” anche sui social media

by Fabrizio Pace
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08.15 – Oggi è l’ottavo giorno di combattimenti tra Russia ed Ucraina. La guerra della corretta informazione è in atto già da qualche mese prima che il conflitto scoppiasse a causa dell’invasione russa. Ieri gli americani si sono ricordati di avvertire il mondo che la Russia ha bloccato le testate giornalistiche indipendenti limitando anche l’utilizzo dei social network di proprietà americana.  Dimenticando do dire che proprio quei social network avevano già bloccato nei giorni scorsi alcuni canali  considerati  di “propaganda” russa e fonte di fake news.

Volodymyr Zelens’kyj

Il popolo ucraino sta mettendo in atto con orgoglio ed amor di patria un’opposizione tenace all’invasore. Il cui simbolo è divenuto il Presidente Volodymyr Zelens’kyj che chiede aiuto internazionale ma gli americani ben poco stanno facendo, se non chiedere ai Paesi europei di partecipare al conflitto indirettamente.  Questo è già avvenuto con le pesanti sanzioni varate contro la Russia dall’Unione Europea, pressioni economiche avranno delle ripercussioni nel medio-lungo periodo sulla vita dei russi in primis ma che si ritorceranno anche contro quella dei cittadini europei che si stanno battendo per far valere il principio della democrazia e della libertà di scelta di uno stato sovrano. Si stima che, al momento, siano circa un milione gli ucraini che stanno abbandonando il Paese, soprattutto donne e bambini, questi già in fuga si stanno assiepando nelle città lungo il confine occidentale. Notevole il supporto, in questo senso, della Polonia e della Romania. In Italia secondo il Viminale, sono 3.840 i profughi ucraini entrati in Italia dall’inizio del conflitto e fino alla mezzanotte del primo Marzo. Si tratta di 1.890 donne, 570 uomini e 1.380 minori.

In questi giorni si è assistito ad un inasprimento degli attacchi russi che ancora però non stanno usando in maniera pesante l’aviazione, azione che inevitabilmente provocherebbe la distruzione indiscriminata delle città e la morte di molti più civili. Il timore è un’ulteriore escalation del conflitto, di certo le minacce che giungono da Washington per voce del Presidente Biden “Putin è un dittatore pagherà”, non aiutano i negoziati di pace nei quali i due paesi sono oggi al secondo delicato incontro. Prendere posizione essere intransigenti e minacciosi “da lontano” fomentando in tal modo gli animi non aiuta di certo a raggiungere la pace. La posizione internazionale è chiaramente contro la Russia ne ha dato prova ieri la risoluzione dell’ONU, quindi le ulteriori dichiarazioni del Presidente USA sono il tentativo di compattare il fronte interno. Ma Biden negli USA è in forte difficoltà politica.

Fabrizio Pace

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