ilmetropolitano.it » CRONACA » Entra in vigore la riforma Cartabia: come funziona per separazioni e divorzi

Entra in vigore la riforma Cartabia: come funziona per separazioni e divorzi

by Miriam Sgrò
0 comments

Da oggi, 28 febbraio, entra in vigore  la riforma del processo civile, con l’obiettivo di ridurre i tempi delle cause e la mole di arretrati. Così, per snellire l’ iter della giustizia civile, una tra le novità più importanti riguarda proprio la possibilità di proporre in un solo atto e davanti allo stesso giudice sia la richiesta di separazione, sia quella di divorzio. Dal primo marzo 2023, dunque, addio ai due riti distinti, come stabilito dalla riforma di diritto di famiglia voluta  dall’ex ministra della Giustizia, Marta Cartabia, e via libera al rito unico. L’attuazione completa della riforma dovrebbe avvenire in modo graduale e pertanto intorno a dicembre 2024 si potrà assistere ai vari cambiamenti contenuti nella stessa, come quelli previsti in tema di adozioni. Dal 1° marzo entrerà comunque in vigore la maggior parte delle innovazioni disposte, compreso il rito unificato in tema di divorzio e separazione. La nuova procedura, in particolare, riguarderà tutti i procedimenti di separazione e divorzio istituiti dal 28 febbraio 2023. Vediamo in sintesi cosa cambia.Una delle novità principali: riduzione dei tempi a 90 giorni

La riforma prevede un tempo di attesa massimo di 90 giorni per fissare la prima udienza, questo per accorciare i tempi procedurali a circa 8 mesi (secondo l’Istat un divorzio contenzioso dura in media circa un anno e mezzo, mentre secondo i dati del ministero della Giustizia, un divorzio senza accordo può superare i 680 giorni). Ma se il primo step è l’accorpamento di separazione e divorzio in un’unica domanda, l’obiettivo finale è l’istituzione di un giudice specializzato. Entro ottobre 2024, dovrebbe essere infatti istituito il nuovo tribunale «per le persone, per i minorenni e per le famiglie», destinato ad occuparsi, nelle sue diverse articolazioni sezionali, di tutte le materie ora divise fra tribunale ordinario, tribunale per minori e giudice tutelare. In soldoni, la trasformazione dell’attuale assetto poggia su due pilastri: da una parte, il nuovo procedimento con le regole del nuovo tribunale della famiglia improntate alla razionalizzazione e alla migliore efficienza; dall’altra, l’ordinamento con il tribunale unico per garantire unitarietà di giurisdizione.

Il procedimento con il rito unico

Con il rito unico  viene meno la struttura bifasica del procedimento (comparizione davanti al presidente del tribunale per il tentativo di conciliazione e poi in caso negativo davanti al giudice istruttore).Con il nuovo rito,  il presidente fissa la data dell’udienza di comparizione direttamente davanti al Collegio o al giudice delegato. La conciliazione verrà tentata alla prima udienza del giudice, insieme alla precisazione delle conclusioni. Il ricorrente dovrà però  dimostrare immediatamente al giudice i mezzi di prova, gli elementi di diritto e i documenti utili al ricorso, oltre la propria condizione patrimoniale attraverso il deposito dell’elenco dei beni mobili registrati di proprietà, le quote societarie, gli estratti conto dei rapporti bancari e finanziari e la dichiarazione dei redditi degli ultimi tre anni. In caso di omissioni, il coniuge che non attesta la propria reale condizione economica potrà essere condannato dal giudice al pagamento delle spese legali nonché ai danni subiti dalla controparte.

Il piano genitoriale

Se la coppia ha figli minori ,  gli avvocati dei coniugi, negli atti  introduttivi, dovranno inserire anche il cosiddetto “piano genitoriale”. Si tratta di un resoconto dettagliato delle attività che impegnano il minore: dalla scuola alle attività extrascolastiche fino alla gestione delle vacanze. Questo per consentire al giudice di avere tutti gli elementi utili per decidere su affidamento, collocamento e diritto di visita. I minori saranno sempre  ascoltati dal giudice, anche se di età inferiore ai 12 anni (non necessariamente in tribunale e alla presenza di psicologi) al fine di prendere eventuali provvedimenti temporanei e urgenti per tutelarli. Tra le novità anche la possibilità per il giudice di sanzionare il genitore che accetta il piano genitoriale, ma non lo rispetta nei tempi e nelle modalità stabilite. Si va dall’ammonizione alla sanzione amministrativa per un importo massimo di 5 mila euro. In caso di maltrattamenti e abusi in famiglia, infine, è prevista una “corsia preferenziale” per procedere ad accelerare ulteriormente i tempi.

Miriam Sgrò

You may also like

ilMetropolitano.it
Quotidiano di approfondimento online