Salute. Trapianto Cuore, ANMCO: in Italia 250 interventi anno ma oltre 600 le richieste - Ilmetropolitano.it

Salute. Trapianto Cuore, ANMCO: in Italia 250 interventi anno ma oltre 600 le richieste

Colivicchi: intervento Padova grande opportunità ma va calato in realtà SSN

(DIRE) Roma, 16 Mag. – “Ogni anno in Italia si contano oltre 600 persone in attesa di un trapianto cardiaco a fronte di 250 interventi effettuati. Il principale problema è la scarsa disponibilità degli organi e una bassa inclinazione della popolazione generale alla donazione”. Una questione, secondo Furio Colivicchi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e direttore della Cardiologia Clinica e Riabilitativa dell’Ospedale ‘San Filippo Neri’, a cui ha cercato di rispondere il primo trapianto a cuore fermo realizzato a Padova.

“Complimenti ai medici del Centro di Cardiochirurgia ‘Gallucci’, hanno dimostrato che si può innovare in questo settore. Ci sono eccellenze e capacità tecniche operative straordinarie- continua- asportare un cuore sulla base della cessazione dell’attività cardiaca è una tecnica che potrebbe aumentare potenzialmente la disponibilità di organi. Ma per rendere questa tecnica un modello operativo- spiega il presidente di ANMCO- è necessario che venga calata nella realtà organizzativa del nostro Sistema sanitario nazionale. Serve una soluzione di sistema”. Asportare un cuore fermo implica, infatti, il rispetto di alcune condizioni.

“Il paziente deceduto deve essere in condizioni controllate per verificare che il suo cuore sia sano. Una volta deceduta la persona occorrono 20 minuti per decretarne la morte- spiega Colivicchi- poi possono scattare le misure per il prelievo dell’organo e si arriva quindi ai 40 minuti di fermo prima del trapianto, sono questi i tempi tecnici che occorrono per espletare tutte le diverse operazioni. Il trapianto di cuore è un intervento estremamente complesso, non tanto dal punto di vista del gesto chirurgico ma della complessiva organizzazione che serve per gestire questa operazione. In ogni regione esistono uno o più Centri regionali Trapianti, a Roma ad esempio è predisposto all’interno dell’ospedale San Camillo”.

In Italia l’accertamento di morte può avvenire in due modi: attraverso la diagnosi di morte cerebrale o con la registrazione dell’elettrocardiogramma per verificare che il cuore non batta più per almeno 20 minuti. “Nel primo caso il paziente in morte cerebrale può avere un cuore che batte, è il cosiddetto cadavere a cuore battente, e sono questi in genere i donatori per il trapianto di cuore. Ma la morte viene riconosciuta anche con l’arresto cardiaco e in tal caso occorre fare un tanatogramma per accertare l’assenza di attività cardiaca per un lasso di tempo. La nostra normativa lo individua in 20 minuti- precisa il direttore- ma in altri paesi il tanatogramma può essere più breve (ad esempio è di 5 minuti nel Regno Unito o di 2 minuti in Australia”.

Tornando al trapianto a cuore fermo realizzato a Padova, “il paziente non aveva altre alternative”, ricorda Colivicchi. “Nell’intervento realizzato al Centro di Cardiochirurgia ‘Gallucci’ si è trattato di un caso particolare. Il paziente ricevente l’organo ha una costituzione di oltre 100 kg di peso, con due interventi a carico del cuore per Cardiopatia congenita. Si è trattato, quindi, di un paziente per cui è stato molto difficile trovare il cuore adatto e si è ricorso a questo tipo di procedura come ultima ratio, dato che era in lista d’attesa da tempo, circa due o tre anni”. Nei trapianti cardiaci il caso classico è, invece, quello degli incidenti automobilistici.

“Sono giovani che hanno subito un trauma grave del capo, riportando un danno irreversibile e permanente da cui si rileva l’assenza di attività cerebrale. Questi giovani- prosegue il presidente di ANMCO- arrivano in terapia intensiva e vengono intubati e ventilati per conservare per un breve periodo di tempo le funzioni cardiaca e respiratoria, sebbene a livello cerebrale siano morti”. La sopravvivenza dei pazienti trapiantati dipende dalle condizioni generali del paziente. “Si parla di successo a un anno dall’intervento, ma per stabilire la qualità di vita dei pazienti trapiantati negli anni successivi bisogna considerare tante variabili caso per caso. Occorre osservare la capacità respiratoria, il fenomeno del rigetto e tutti quei meccanismi che intervengono nel definire l’aspettativa di vita”. Anche i tempi di attesa per un trapianto cardiaco variano da paziente a paziente.

“Ad esempio, il signore trapiantato a Padova aveva delle caratteristiche particolari, per questo motivo erano tanti anni che aspettava”. Al 54° Congresso Nazionale di Cardiologia dell’ANMCO si parlerà di trapianti e di tanto altro dal 18 al 20 maggio nella sede del Palacongressi di Rimini. “Noi siamo i cardiologi del Sistema sanitario nazionale con oltre 6.000 iscritti su un totale di 8.000 cardiologi in Italia distribuiti in 800 ospedali. Al Congresso, con oltre 3.000 cardiologi presenti, ci confronteremo sugli aspetti scientifici e organizzativi della nostra professione. Proporremo ai decisori regionali e nazionali soluzioni organizzative su tante questioni, dalla gestione dell’infarto, tra le principali cause morte, all’organizzazione della Cardiologia nella fase post pandemia. Infine- conclude Colivicchi- presenteremo l’ottavo censimento delle strutture e delle attività cardiologiche nazionali realizzato insieme all’ISTAT”. (Rac/ Dire) 09:22 17-05-23

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