(DIRE) Roma, 16 Dic. – Analisi recenti hanno messo in luce una tendenza recente che promette di portar effetti sul mondo del lavoro: la riluttanza della Gen Z ad assumere ruoli manageriali tradizionali. Secondo una ricerca condotta da Robert Walters su 3.600 giovani lavoratori, infatti, il 72% preferirebbe progredire in un ruolo individuale piuttosto che diventare manager con responsabilità su altre risorse. “Se alcuni interpretano questo fenomeno come una mancanza di ambizione- scrive Tiziano Bertolotti, ceo di Peoplelink- io credo che rifletta un cambiamento più profondo nel modo in cui le nuove generazioni concepiscono il lavoro, favorito anche dalle dinamiche aziendali in atto. L’articolo cita infatti l’appiattimento delle gerarchie aziendali come un fattore determinante.
Questo processo, che implica la riduzione della ‘profondità’ delle unità organizzative, è un qualcosa che viene preso in considerazione molto più spesso rispetto a qualche anno fa: invece di strutture piramidali con innumerevoli livelli di management, le aziende si orientano verso modelli più snelli, nei quali la comunicazione è più fluida e le decisioni vengono prese più rapidamente. I potenziali vantaggi non si fermano qui: questo approccio offre ai dipendenti maggiore autonomia e responsabilità. E la Gen Z, abituata a un mondo digitale immediato e interconnesso, non potrebbe chiedere di meglio”. Secondo i dati LinkedIn, il secondo titolo professionale in più rapida crescita tra i laureati della Gen Z è ‘fondatore’. “Certo, la proliferazione di questi titoli va presa con le pinze- continua il ceo di Peoplelink- e non necessariamente indica un’imprenditorialità diffusa.
Tuttavia, questo fenomeno riflette comunque il desiderio di questa generazione di avere un impatto concreto e di essere artefice del proprio destino professionale. È importante però sottolineare che questa tendenza non riguarda esclusivamente la Gen Z: il 75% dei manager millennial si sente sopraffatto e stressato a causa del carico di lavoro e della pressione costante. Non sorprende quindi che molti di loro stiano valutando la possibilità di abbandonare ruoli manageriali per cercare impieghi meno stressanti e più gratificanti, da gestire in relativa autonomia. Questo cambio di prospettiva è destinato ad avere un impatto nell’organizzazione delle imprese – anche se restiamo ben coscienti dello scollamento ancora esistente tra le realtà statunitensi e italiane.
Le aziende che sapranno adattarsi a questa nuova realtà, offrendo a tutti i talenti, e non solo ai più giovani, la possibilità di crescere in ambienti di lavoro flessibili e meritocratici, saranno quelle che avranno successo nel lungo periodo. Questo significa anche abbracciare la digitalizzazione dei processi interni, non solo per snellire le operazioni, ma anche per mappare le competenze delle persone e loro posizionamento rispetto ai trend e alle esigenze del mercato del lavoro in continua evoluzione”. “La chiave per traghettare e gestire il cambiamento- conclude Bertolotti- è una cultura aziendale attenta nel valutare i trend generazionali. Questo è possibile solo con manager ‘leader’ in grado di intercettare e gestire queste tendenze, motivando e guidando il team verso nuove modalità di lavoro e di crescita professionale”. (Com/Red/ Dire) 06:15 16-12-24