Le forti piogge avvenute nei giorni scorsi nella Repubblica Democratica del Congo hanno causato l’esondazione del fiume Ndjili e parallelamente l’inondazione della capitale Kinshasa, provocando la morte di circa 30 persone, diversi feriti e la distruzione di infrastrutture ed abitazioni.
Il Ministro della Salute, Patricien Gongo, dopo aver fornito il bilancio delle vittime, ha precisato che si tratta di un dato provvisorio, visto che la maggior parte dei decessi è stata causata dal crollo degli edifici, di cui ancora molti da controllare. Inoltre, l’esondazione avrebbe sommerso la principale arteria stradale della città, bloccando gli automobilisti per ore. Tale situazione ha generato diffusi blackout e interruzioni nell’approvvigionamento idrico.
Il governatore di Kinshasa, Daniel Bumba Lubaki, ha annunciato che l’infrastruttura idrica danneggiata sarà ripristinata entro pochi giorni e ha attribuito parte delle responsabilità dei danni alla massiccia costruzione di abitazioni abusive.
A tal proposito, infatti, l’idrologo Raphael Tshimanga Muamba ha confermato quanto l’attività umana abbia aggravato le condizioni del fiume, riducendone la capacità di contenere le piene.
Purtroppo l’inondazione della Capitale non rappresenta l’unica fonte di crisi della Repubblica Democratica del Congo. Il Paese, infatti, si trova a dover affrontare un particolare momento d’instabilità, causato non solo dai conflitti delle zone orientali, ma soprattuto da quella che gli esperti hanno definito “una crisi alimentare senza precedenti”.
Si rimanda a tal proposto ad un articolo precedentemente pubblicato.
Al. Co.

(foto di repertorio)