Le Forze di Supporto Rapido (RSF) Paramilitari sudanesi hanno annunciato la formazione di un governo rivale, intensificando ulteriormente la crisi nel Paese, già devastato da due anni di conflitto. La mossa, guidata da Mohamed Hamdan Dagalo (Hemedti), sfida apertamente l’autorità del governo militare del generale Abdel Fattah al-Burhan.
L’annuncio, diffuso ieri, prevede l’istituzione del “Governo di Pace e Unità” nelle aree controllate dalle RSF. Dagalo ha presentato una costituzione transitoria, proponendo un consiglio presidenziale di 15 membri. Gli esperti avvertono che questa mossa potrebbe portare a un’ulteriore divisione del Sudan, con il consolidamento del controllo delle RSF nel Darfur.
Il conflitto, iniziato il 15 aprile 2023, ha già causato lo sfollamento di quasi 13 milioni di persone e ha generato una grave crisi umanitaria. Le RSF sono state accusate di attacchi contro civili, in particolare nei campi di Zamzam e Abu Shouk, dove centinaia di migliaia di sfollati vivono tutt’oggi in condizioni precarie.
La comunità internazionale ha espresso forte preoccupazione per la situazione. Gli Stati Uniti hanno condannato gli attacchi delle RSF contro i civili, mentre una conferenza dei donatori a Londra ha visto l’impegno di ingenti aiuti umanitari da parte dell’Unione Europea e del Regno Unito. Tuttavia, il Governo sudanese, sostenuto dai militari, ha criticato l’esclusione delle parti in conflitto dalla conferenza.
I Co-Presidenti della conferenza hanno lanciato un appello per un cessate il fuoco immediato e una transizione verso un governo civile, sottolineando la necessità di evitare la frammentazione del Sudan e l’interferenza di attori esterni.
Al. Co.

(foto di repertorio)