La crisi in Medio Oriente ha raggiunto un punto critico con una rapida escalation di attacchi e minacce. L’aeronautica militare israeliana ha sferrato raid mirati in Iran, colpendo anche la residenza della Guida Suprema Ali Khamenei a Teheran e altri obiettivi, generando forti esplosioni e colonne di fumo. L’azione è seguita alla dichiarazione di stato di emergenza in Israele. In risposta, la televisione di Stato iraniana ha annunciato una nuova ondata di missili e droni diretti verso Haifa e Tel Aviv.
Un attacco ha già causato il grave danneggiamento di una centrale elettrica e la morte di tre operai presso il gruppo petrolifero Bazan a Haifa, mentre esplosioni sono state udite anche a Tel Aviv e un missile ha colpito Herzliya. Israele ha attivato i suoi sistemi di difesa e allertato la popolazione.
Il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accusato Israele di aver “oltrepassato una nuova linea rossa” attaccando “siti nucleari”, ma ha offerto una potenziale via d’uscita: “Se l’aggressione si ferma, anche le nostre risposte si fermeranno.”
Parallelamente, il Presidente statunitense Donald Trump, pur dissociando gli USA dall’attacco israeliano iniziale, ha inviato un duro monito all’Iran: qualsiasi attacco agli Stati Uniti provocherà una “reazione senza precedenti” da parte delle Forze Armate americane.
Tuttavia, Trump ha anche suggerito la possibilità di raggiungere “un accordo tra Iran e Israele”. Nel frattempo, il Magen David Adom ha aggiornato il bilancio degli attacchi iraniani su Israele a tre morti e circa 80 feriti. La situazione rimane estremamente volatile con il timore di una progressiva escalation, ed il rischio di un’espansione del conflitto che incombe sulla regione.
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