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Svelato parte dell’import-export della ‘Ndrangheta: sequestrati 300 kg di cocaina e piantagioni di cannabis

by Fabrizio Pace
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Conferenza stampa narco traffico Calabria Sudamerica

Clan del Golfo, broker calabresi e chicchi di caffè: Nuova luce sul narco-sistema

Su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, il G.I.P. ha emesso un’ordinanza cautelare nei confronti di 21 persone (14 in carcere e 7 ai domiciliari), gravemente indiziate, a vario titolo, di traffico internazionale di stupefacenti, produzione e spaccio di marijuana, nonché detenzione illegale di armi da fuoco. Quattro soggetti restano attualmente irreperibili.

Le indagini hanno preso avvio dal tentativo fallito di importare dalla Colombia un ingente carico di cocaina, finanziato da soggetti  non ancora identificati e gestito da altri due ritenuti dagli inquirenti intranei alla locale cosca di ‘Ndrangheta di Mammola, con ruoli apicali (“Capo Società” e “Mastro di Giornata”).

Da questo filone investigativo sarebbe emersa una struttura criminale articolata in tre gruppi operanti tra Platì, Siderno e zone limitrofe:

  • Gruppo 1: broker e intermediari attivi nella mediazione di traffici di cocaina dal Sudamerica all’Italia.
  • Gruppo 2: responsabili di contatti diretti con narcos colombiani, inclusi membri del noto “Clan del Golfo”.
  • Gruppo 3: addetti alla coltivazione, stoccaggio e distribuzione di marijuana proveniente da piantagioni di canapa indiana in territorio calabrese.

Sono stati documentati diversi tentativi di introdurre in Calabria circa 300 kg di cocaina, che avrebbero generato profitti superiori ai 30 milioni di euro. La droga viaggiava su rotte commerciali marine, nascosta in container con metodi sofisticati per aggirare i controlli doganali.

Un caso emblematico riguarda il sequestro, presso l’aeroporto di Ciampino, tramite una vettore di consegna pacchi completamente estraneo ai fatti, contenente 1 kg di cocaina purissima occultata in chicchi di caffè. Segno dell’utilizzo di metodo non convenzionale di trasporto della droga incredibilmente comune e probabilmente già utilizzato.

L’organizzazione poteva contare su soggetti calabresi residenti stabilmente in Colombia, incaricati di seguire le spedizioni: dalla selezione della nave alle tecniche di occultamento e gestione della documentazione.

Come ha spiegato il Procuratore Giuseppe Lombardo, particolare attenzione è stata destinata anche a situazioni apparentemente minori quali il gruppo che gestiva le piantagioni di canapa. Soggetti che dimostravano competenza nella scelta dei terreni, nella selezione dei semi e nell’uso delle tecnologie per l’irrigazione e illuminazione, a testimonianza di un sistema criminale altamente professionale e integrato.

FMP

Giuseppe Lombardo

foto di GNS

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