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Cremlino a muso duro: “Tutti premano Kiev per i Negoziati, sforzi di Trump cruciali”

by Mariateresa Quattrone
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Ucraina - Kiev

Il Cremlino alza la voce e chiede un’azione congiunta della comunità internazionale per spingere Kiev a riprendere i negoziati con la Russia. Secondo il portavoce Dmitry Peskov, gli sforzi del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dell’amministrazione americana in tal senso sono considerati “cruciali”.

In una dichiarazione rilasciata oggi a Mosca, Peskov ha sottolineato come, nonostante le “molte dichiarazioni” e le “molte parole di delusione” espresse da Trump in merito alla condotta russa, il Cremlino nutra la speranza che “in parallelo si eserciti pressione sulla parte ucraina”. Questa richiesta arriva in un momento di particolare tensione, con la Russia che interpreta ogni segnale di sostegno occidentale a Kiev “non come un segnale per la pace, ma per continuare la guerra”.

Le parole di Peskov riflettono la posizione russa, che da tempo sostiene la necessità di un dialogo diretto per risolvere il conflitto, accusando l’Ucraina di rifiutarsi di tornare al tavolo negoziale. Sebbene non sia attualmente prevista una telefonata diretta tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Presidente americano Donald Trump, Peskov non ha escluso tale possibilità, affermando che il Cremlino “monitora” attentamente le dichiarazioni di Trump.

Va ricordato che Trump ha recentemente intensificato la sua retorica nei confronti della guerra in Ucraina, arrivando a minacciare dazi severi contro la Russia se un accordo di pace non fosse raggiunto entro 50 giorni. Al contempo, ha promosso un piano per fornire armamenti all’Ucraina tramite alleati europei, pur esprimendo in passato una certa disillusione verso la resistenza ucraina e la volontà di Putin di porre fine al conflitto.

La richiesta di Mosca si inserisce in un quadro geopolitico complesso, dove le posizioni dei principali attori internazionali continuano a evolversi. L’Ucraina, dal canto suo, ha ribadito più volte che non ci sarà alcun negoziato finché le truppe russe non si saranno ritirate dai suoi territori occupati. La palla, secondo il Cremlino, è ora nel campo di “tutti”, con un occhio di riguardo agli Stati Uniti e al loro Presidente.

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