Chi è Eicha, oltre la passerella? come ti descriveresti a chi non ti conosce ancora?
Eicha una donna forte, resiliente e profondamente ambiziosa. Dico spesso che sono la donna della mia vita, perché sono riuscita a costruirmi nonostante le difficoltà, con coraggio e determinazione.
Il mio percorso è segnato da esperienze contrastanti: in Senegal ho vissuto la dura realtà di una bambina di strada. In Martinica sono diventata madre e imprenditrice. Questi due mondi, per quanto diversi, hanno forgiato la donna che sono oggi – una donna capace di rialzarsi, di creare e di ispirare.

foto di Maryna Ventura
Sappiamo che un brutto incidente domestico ti ha segnata e ti ha lasciato anche un segno visibile sul volto. Come hai vissuto quel momento? Com’è successo?
All’inizio è stato un momento molto doloroso e difficile da affrontare. Oltre al dolore fisico, c’era la sofferenza di non riconoscermi più nel mio volto. Ho dovuto imparare, giorno dopo giorno, a riappropriarmi del mio corpo, dei miei pensieri, della mia autostima… e soprattutto, a volermi bene di nuovo.
L’incidente è avvenuto il giorno del secondo compleanno di mio figlio. Una bottiglia di champagne, difettosa, mi è esplosa in faccia. Quel giorno che doveva essere una festa, si è trasformato in un momento traumatico. Ma oggi, con il tempo e tanta forza interiore, ho trasformato quella cicatrice in un simbolo di rinascita.
Come sei riuscita a trasformare una ferita in una forza? Com’è cambiata la tua relazione con il tuo viso e con il tuo corpo dopo quel momento?
Ho dovuto reimparare i gesti più semplici, come sorridere o masticare. Ma, più del corpo, ho dovuto reimparare ad amarmi. Questa volta non cercando fuori, ma guardando dentro di me. Perché, nonostante il dolore fisico, era la tristezza interiore a pesare di più. Col tempo, quella cicatrice è diventata una forma di guarigione.
Mi ha aiutata ad accettarmi, a ricostruirmi. Può sembrare strano, ma credo che nulla accada per caso. Quell’incidente mi ha permesso di diventare una nuova versione di me stessa – una donna più forte, più determinata, e una madre orgogliosa. Il mio volto porta un segno, è vero… ma oggi il mio cuore è in pace.
Quando hai messo piede per la prima volta su una passerella, cosa hai provato?
La prima volta è stata per Marco Rambaldi, a Milano, in Via Lecco. Mi sentivo emozionata, spaventata ma anche profondamente orgogliosa. Perché in quel momento ho capito che la mia pazienza e la mia determinazione stavano dando i loro frutti. Era come posare la prima pietra di un nuovo cammino.
Qual è stato il momento più emozionante (o più difficile) della tua carriera finora?
Credo che il momento più emozionante – o forse il più difficile – debba ancora arrivare. Per ora, tutto mi sembra ancora un po’ confuso. Nonostante l’impegno, la disciplina e la volontà, spesso ho la sensazione che non sia mai abbastanza. A volte mi sento invisibile. Per alcuni, ho le ‘misure giuste’, ma poi si soffermano sul viso dicendo che è ‘troppo severo’. Io rispondo: non è severo, ha una storia. Sento che non ho ancora davvero iniziato la mia carriera. Forse sono solo al 30% del mio potenziale. E il meglio deve ancora venire.

foto di Maryna Ventura
Sei anche mamma. Com’è conciliare la maternità con una carriera così intensa come quella della moda?
Ho fatto la scelta di cambiare vita, ma mio figlio no. Lui vive in Martinica, al sole, con suo padre. Viene in Italia d’estate e d’inverno, e io cerco di andarlo a trovare il più spesso possibile.
A volte provo frustrazione, perché ho scelto di seguire un lavoro che amo, di correre dei rischi, di accettarne le conseguenze… e poi, a volte, mi sento giudicata o respinta proprio per questa scelta. Essere madre e costruire una carriera nella moda è una sfida continua. Ma ogni sacrificio ha un senso se fatto con amore – e mio figlio resta la mia più grande forza.
Eicha il 13 Giugno ti abbiamo vista sfilare a Venezia per Madame Sibarita, all’evento Concierto de Moda Internacional de Venezia, evento che ha unito Arte, Moda e Identità. Com’è stato vivere quella passerella?
Indimenticabile. Sfilare a Venezia, in una cornice così ricca di storia e bellezza, è stato potente. Ma ancora di più lo è stato farlo per una stilista come Madame Sibarita (abito indossato nelle foto), che non veste semplicemente i corpi, ma racconta delle storie.
Quando ho indossato il suo abito, mi sono sentita parte di una narrazione più grande, dove la mia pelle, il mio segno sul volto e il mio portamento erano valorizzati, non solo esteticamente, ma culturalmente. È stato uno di quei momenti in cui capisci che la moda può davvero essere un atto di connessione tra mondi diversi.
Quali sono i tuoi progetti futuri, sia nella moda che nella vita personale?
Sicuramente voglio lavorare di più, crescere ancora nel mondo della moda e affermarmi sempre di più. Sto anche lavorando a un progetto personale: un’iniziativa che ha come obiettivo quello di aiutare, accompagnare e sostenere i giovani modelli e modelle all’inizio del loro percorso.
Vorrei offrire strumenti, ascolto e soprattutto un esempio concreto di resilienza e determinazione. Colgo l’occasione per esprimere la mia gratitudine al Concierto de Moda Internacional de Venezia (CMIV) , un evento che si è svolto a Venezia, per l’opportunità di partecipare come ospite e sfilare sulla passerella dell’ evento. È stato un vero piacere e un’occasione preziosa per condividere la mia storia attraverso questa intervista.
ph – Maryna Ventura
OA

foto di Maryna Ventura