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Ultimatum Trump ma Mosca rincara la dose contro l’Ucraina

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Le dichiarazioni di Donald Trump, che vorrebbe ridurre a pochi giorni l’ultimatum per la pace in Ucraina, stanno scuotendo gli equilibri internazionali. Dmitry Medvedev, vicesegretario del Consiglio di sicurezza russo, ha risposto con durezza, definendo ogni ultimatum di Trump “un passo verso la guerra” con gli Stati Uniti stessi.

Medvedev ha chiarito la posizione russa: “La Russia non è Israele e nemmeno l’Iran”, sottolineando che la nazione non si piegherà a imposizioni esterne. Ha poi rincarato la dose: “Ogni nuovo ultimatum è una minaccia e un passo verso la guerra. Non tra Russia e Ucraina, ma con il suo stesso Paese”.

Queste parole non fanno che aumentare la tensione, evidenziando il rischio concreto di un’escalation retorica che potrebbe sfociare in conseguenze ben più gravi tra potenze nucleari. E mentre la diplomazia si infiamma, la tragedia in Ucraina continua: raid russi notturni hanno causato almeno 20 vittime e decine di feriti nelle regioni di Zaporizhzhia e Dnipropetrovsk.

Un carcere a Zaporizhzhia è stato colpito, con 16 morti e 35 feriti, mentre altri attacchi a Dnipropetrovsk hanno lasciato sul terreno 4 morti e 8 feriti. La brutalità di questi attacchi sottolinea la drammaticità del conflitto e il suo impatto devastante sui civili, rendendo il quadro geopolitico internazionale ancora più fragile e complesso.

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