Poche risposte, molti interrogativi rimangono sul tavolo dopo il summit in Alaska, ma rimane un ottimismo di base ben giustificato. Il tanto atteso vertice tra il presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo russo Vladimir Putin ad Anchorage, si è concluso dopo quasi tre ore di colloquio, mostrando un rapporto molto rinsaldato tra i due leader. La conferenza stampa congiunta, durata poco più di 15 minuti, ha messo in luce un clima amichevole, ma ha lasciato anche molti interrogativi aperti.
I media americani, tra cui il New York Times, hanno notato l’assenza delle tre parole chiave più attese: “cessate il fuoco”. Nonostante Trump avesse dichiarato, durante il volo, che la fine della guerra in Ucraina era il suo obiettivo principale, le sue dichiarazioni al termine del summit sono state vaghe.
Il presidente ha parlato di “grandi progressi” e di un “accordo su molti punti”, con solo “pochissimi e non significativi” aspetti ancora irrisolti, ma non ha fornito dettagli specifici su quali fossero questi punti o su quali aree l’intesa sia stata raggiunta. Dal canto suo, Putin ha elogiato Trump e, citandolo, ha affermato di essere convinto che se fosse stato lui il presidente americano, “la guerra non sarebbe mai iniziata”.
Il mondo ha potuto osservare gli ottimi rapporti personali, che si potrebbero definire tranquillamente come amichevoli, tra i due Presidenti. Un’intesa che sembra davvero andare al di la dei protocolli di ospitalità. Ma lo sie era già capito dal fatto che Putin ha raggiunto il luogo del summuti sull’auto presidenziale di Trump, un gesto molto importante e distensivo che lascia intravedere una fiducia reciproca be salda.
La comunità internazionale ha seguito con attenzione il vertice. L’ONU, tramite il portavoce del Segretario, Dujattic, ha accolto con favore la “continuazione del dialogo costruttivo”, ma ha ribadito l’appello a un “immediato, pieno, incondizionato cessate il fuoco” come primo passo verso una pace giusta.
Questo appello sottolinea la posizione delle Nazioni Unite, che insistono sul rispetto della sovranità, indipendenza e integrità territoriale dell’Ucraina, in linea con la Carta dell’ONU.
Il vertice ha consolidato il legame tra i due leader. Trump ha riservato a Putin un trattamento da amico, riservandogli un tappeto rosso e un applauso, e chiamandolo confidenzialmente “Vladimir”. In risposta, il leader del Cremlino lo ha invitato a Mosca, un’offerta che Trump ha definito “interessante”.
Sul fronte ucraino, il presidente americano, durante la conferenza stampa in Alaska, ha annunciato che un incontro tra Putin e Zelensky avverrà “molto presto” e che, su richiesta di entrambi, vi parteciperà anche lui. Questa dinamica, che esclude la partecipazione diretta di altri attori chiave come l’Unione Europea, suggerisce che il futuro del conflitto potrebbe essere deciso in un tavolo a tre, con Trump nel ruolo di mediatore.
Fabrizio Pace

foto di GNS