Confido che il futuro Consiglio regionale affronti finalmente il problema della gestione dell’acqua per l’agricoltura. Non parliamo di un dettaglio tecnico, ma di una questione vitale per la sopravvivenza stessa delle nostre coltivazioni, soprattutto di quella agricoltura eroica che nel reggino resiste su piccoli appezzamenti, custodendo ambiente, quasi parco naturale alla periferia cittadina e lungo le aste dei torrenti principali, paesaggio e identità, che caratterizzano, anche per microclima, fra le altre, le vallate del Valanidi, del Sant’Agata, del Calopinace e del Gallico..
Il Consorzio unico di bonifica della Calabria, nato con l’obiettivo di razionalizzare e dare unità al sistema, non è ancora decollato. Sul territorio non si vedono attività concrete e la distribuzione dell’acqua ai campi continua a poggiare sulle spalle dei consorzi locali, privati però di qualunque forma giuridica. Ufficialmente non sanno più cosa siano, eppure senza di loro l’acqua non arriverebbe mai a destinazione.
Questo paradosso mette in luce un limite evidente: un ente unico regionale può avere funzione di indirizzo e regolazione, ma non può sostituirsi alla gestione minuta e quotidiana. L’acqua non è un concetto astratto: è tubazioni da manutenere, invasi da progettare, turni di distribuzione da organizzare. Serve prossimità, conoscenza del territorio, capacità di risposta immediata.
Ecco perché la proposta è chiara: la Regione mantenga il ruolo di regia politica e programmazione, ma la gestione e la distribuzione dell’acqua tornino ai consorzi locali, dotati di riconoscimento giuridico e strumenti concreti. Solo così sarà possibile garantire invasi che raccolgano l’abbondanza invernale delle montagne e canalizzazioni che la portino d’estate ai campi, rendendo l’agricoltura non solo possibile, ma anche remunerativa.
Dal punto di vista giuridico la strada è percorribile: la Regione, titolare delle competenze, può ridefinire il modello attuale restituendo autonomia operativa ai territori. Ma il vero nodo non è tecnico, è politico: decidere se vogliamo davvero dare all’acqua e all’agricoltura la centralità che meritano.
Per questo, rivolgiamo ai consiglieri metropolitani e regionali, di oggi e di domani, un invito: non lasciate soli i contadini. Perché senza una rete vicina e funzionante, l’acqua non arriva, e senza acqua l’agricoltura eroica del reggino non ha futuro.
Enzo Cuzzola
