I cittadini della Moldavia si sono recati alle urne per un’elezione legislativa che si preannuncia come un vero e proprio spartiacque geopolitico per il piccolo Paese ex sovietico. Fino alle ore 20, circa 2,4 milioni di aventi diritto hanno avuto la possibilità di rinnovare i 101 seggi del Parlamento di Chișinau.
Questa tornata elettorale non riguarda solo la politica interna, ma pone la Moldavia di fronte a una scelta cruciale: proseguire sulla rotta europeista o virare decisamente verso l’orbita filo-russa. Gli ultimi sondaggi pre-elettorali hanno confermato un testa a testa drammatico tra le due principali fazioni in competizione.
Il Partito d’azione e solidarietà (PAS), la formazione europeista attualmente al governo, guidata da Igor Grosu e vicina alla Presidente Maia Sandu e al Premier Dorin Recean, è accreditato di un leggero vantaggio, attestandosi al 24,9% delle preferenze.
A tallonarlo, con una differenza minima, è il Blocco Patriottico filo-russo, guidato dall’ex presidente Igor Dodon, che raccoglie il 24,7%.
Nonostante il PAS si candidi a confermarsi come prima forza politica del Paese, i numeri suggeriscono chiaramente che perderà la maggioranza assoluta e, di conseguenza, la possibilità di formare un governo monocolore.
Il risultato di queste elezioni avrà profonde implicazioni internazionali. Una vittoria, anche se di misura, della fazione europeista rafforzerebbe il cammino di integrazione della Moldavia nell’Unione Europea, un processo accelerato dal contesto della guerra in Ucraina. Al contrario, un’affermazione significativa delle forze filo-russe complicherebbe ulteriormente lo scenario regionale, ponendo una rinnovata pressione su Kiev e sull’Occidente.
La formazione del prossimo governo dipenderà quindi da intricate trattative post-voto e dalla capacità dei partiti minori di allinearsi a una delle due visioni strategiche predominanti.
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