Nel giorno 1.344 della guerra in Ucraina, il ministro russo Lavrov dichiara che Mosca non intende attaccare alcun Paese NATO, offrendo garanzie di sicurezza. Ma le parole non bastano a placare le tensioni. Mentre il Vaticano spinge per il coinvolgimento della Cina nel processo di pace, il colosso Lukoil si ritira dai mercati esteri sotto il peso delle sanzioni.
Intanto, il presidente Trump critica Putin per il test missilistico nucleare, mentre il Cremlino ribadisce la priorità degli interessi nazionali. In questo scenario, l’Unione Europea viene “attaccata” da Viktor Orbán, che ne ridimensiona il ruolo. Il mondo osserva, diviso tra diplomazia e deterrenza.
Anto Ier