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Gerald R. Ford arriva nei Caraibi, Caracas sempre più preoccupata

L’obiettivo dichiarato è il contrasto al narcotraffico, ma il messaggio politico è rivolto al regime venezuelano, che da anni è nel mirino delle sanzioni statunitensi

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Portaerei americana

La più imponente portaerei al mondo, la USS Gerald R. Ford, ha fatto il suo ingresso nelle acque sotto la giurisdizione del Comando Meridionale degli Stati Uniti (Southcom), aprendo un nuovo capitolo di tensione geopolitica nel Mar dei Caraibi.

Secondo il Pentagono, la missione mira a rafforzare la lotta contro il narcotraffico e le reti criminali transnazionali. Ma dietro la giustificazione ufficiale, molti osservatori leggono un messaggio diretto al governo di Nicolás Maduro. La nave, vera città galleggiante, è equipaggiata con quattro squadriglie di caccia F/A-18E Super Hornet e scortata da tre cacciatorpediniere lanciamissili, un dispiegamento che non lascia dubbi sulla portata dell’operazione.

 

Il governo venezuelano ha reagito con durezza, definendo l’arrivo della portaerei una “minaccia alla sovranità nazionale”. Il ministro della Difesa ha annunciato un piano di difesa su larga scala, con il coinvolgimento di forze terrestri, navali, aeree e missilistiche. Fonti internazionali parlano di circa 200.000 militari posti in stato di allerta. Maduro, in un discorso televisivo, ha bollato la presenza americana come una “provocazione imperialista” e ha promesso di difendere il Paese “con tutti i mezzi necessari”.

VenezuelaIl Venezuela ha inoltre avviato una mobilitazione di massa che include esercitazioni militari fino a metà settimana, con la partecipazione non solo delle forze regolari ma anche della Milizia Bolivariana, creata da Hugo Chávez e composta da civili addestrati. La crisi si è aggravata con la decisione del Regno Unito di sospendere la condivisione di informazioni di intelligence con Washington riguardo alle imbarcazioni sospettate di traffico di droga nei Caraibi.

Londra teme che tali dati possano essere utilizzati come pretesto per operazioni militari contrarie al diritto internazionale. La scelta rappresenta una frattura significativa tra due alleati storici, già incrinata da una serie di incidenti avvenuti negli ultimi mesi contro navi sospettate di narcotraffico, che hanno provocato decine di vittime.

Le reazioni dei Paesi latinoamericani non si sono fatte attendere. Brasile, Colombia e Messico hanno espresso forte preoccupazione per un’escalation militare nella regione. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha ribadito la necessità di un approccio multilaterale alla lotta contro il narcotraffico, mentre il colombiano Gustavo Petro ha avvertito che si tratta di “un passo pericoloso verso la destabilizzazione regionale”. Il dispiegamento della Gerald R. Ford segna un punto di svolta in un contesto già fragile. Tra esercitazioni militari venezuelane, tensioni diplomatiche e la rottura tra Londra e Washington, il Mar dei Caraibi rischia di trasformarsi in un nuovo epicentro di crisi internazionale.

Ile And

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