Si è spento lo scorso 13 novembre, all’età di 59 anni, Francesco Camera, conosciuto da tutti come Ciccio Ruggia, lasciando un vuoto profondo nella comunità reggina e nel cuore di chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerlo.
Uomo di straordinaria umanità, protagonista di una vita interamente dedicata a portare gioia, bellezza e calore nelle vite degli altri, Francesco era molto più di un artista: era un faro di generosità, un esempio di amore incondizionato, una presenza capace di rendere migliori le persone attorno a lui. Racchiudere in poche righe la grandezza della sua persona è impossibile.
Ogni gesto, ogni parola, ogni sorriso raccontava di un uomo che aveva scelto di vivere con il cuore aperto, di ascoltare senza giudicare, di donarsi senza misura. Chi lo conosceva lo sa: Francesco non era solo buono, era un esempio luminoso di dedizione, altruismo e gentilezza, un punto fermo per la famiglia, per gli amici e per il suo pubblico. Nel mondo del teatro vernacolare calabrese, Ciccio Ruggia era una figura imprescindibile. Con la Compagnia Teatrale Extra Oram di Straorino, sua terra d’origine, ha raccontato storie che sanno far ridere, emozionare e far riflettere.
Il suo teatro era fatto di radici, di quotidianità, di parole vive e di ironia sottile, quella che nasce da chi sa osservare l’animo umano con occhi profondi e cuore aperto. Nei suoi spettacoli Ciccio non era solo attore: era regista, maestro, artigiano della parola. Ogni battuta, ogni silenzio, ogni pausa portava la sua firma. Sapeva modulare le emozioni, far vibrare il pubblico e trasmettere emozioni forti, scena dopo scena. Ma Ciccio non si esauriva sul palcoscenico.
Era un uomo profondamente innamorato della vita e della sua famiglia. Marito di una donna straordinaria, leale e coraggiosa, che gli è rimasta accanto fino all’ultimo respiro, stringendogli la mano lungo un percorso talvolta difficile, pieno di ostacoli e di prove, ma che davanti alla forza del loro amore sembrava diventare lieve, quasi invisibile.
Insieme hanno attraversato le ombre, illuminando ogni passo con una luce che non si è mai spenta. Era padre di due figli meravigliosi, Domenico e Irene, che lo hanno amato con una devozione infinita, accudendolo con tenerezza e restituendogli ogni giorno la stessa gioia, la stessa fiducia e lo stesso sorriso che lui aveva donato loro per tutta la vita.
Erano la sua forza, il suo orgoglio, la sua ragione di vivere. E poi c’era l’amicizia, quella vera, sincera, pura. Ciccio era un amico che non conosceva esitazioni: tendeva la mano prima ancora che fosse chiesto, sorrideva nei momenti difficili e sapeva illuminare quelli felici, con la naturalezza di chi non si risparmia mai.
La sua generosità era discreta, ma universale, capace di trasformare ogni incontro in un momento speciale. Durante il rito funebre, Don Paolo ha ricordato: “Ciccio non faceva ridere, Ciccio era un portatore, un contaminatore di gioia”. Non parlava soltanto delle sue capacità comiche, ma della sua innata capacità di trasmettere calore, umanità e affetto a chiunque gli stesse accanto. Era un uomo che sapeva accendere sorrisi, sciogliere tensioni, portare conforto e serenità anche nei momenti più bui.
La storia di Ciccio è un monito per tutti noi. Il tempo non restituisce nulla, spesso ci sottrae ciò che amiamo, eppure siamo noi a dover dare senso ai nostri giorni. Francesco Camera ha riempito ogni attimo della sua vita con amore, gioia, gentilezza e passione. Ha insegnato, senza parole solenni, che il valore di un’esistenza si misura nella capacità di lasciare tracce di bellezza e di calore nelle vite degli altri. Ciccio se n’è andato fisicamente, ma resta nelle storie che ha raccontato, nelle risate che ha suscitato, negli abbracci che ha dato, negli occhi dei figli e negli affetti che ha seminato.
La sua eredità non è fatta di palcoscenici o applausi, ma di qualcosa di più grande: la capacità di rendere migliori, di accendere sorrisi, di contagiare la gioia, di amare senza misura. E in questo, Ciccio Ruggia sarà sempre con noi.
MF