Gino Corigliano era un giornalista de La Sicilia, chiamato il Principe per i suoi modi aristocratici, morto nel 2013. Fu capo della redazione di Roma de La Sicilia e Presidente della Sala Stampa Italiana a Roma. Fondò e diresse il mensile Libera Iniziativa.
Dopo un viaggio a Taiwan, scrisse alcuni articoli per La Sicilia: poi raccolti in una plaquette Viaggio a Formosa, pubblicata nel 1979 da Edizioni Estremo Oriente.
“Una delle storie di grande successo del mondo del dopoguerra” questa è Taiwan per il giornalista americano William Buckley, tesi condivisa da Corigliano.
Taiwan, un’isola poco più grande della Sicilia. Battezzata, per la sua bellezza, Ihla Formosa dai portoghesi. Poche relazioni diplomatiche: moltissime quelle economiche. Due terzi della superficie è montagna. Pochi e difficili accesi al mare. Nessuna materia prima. Eppure, Taiwan è riuscita a ritagliarsi un ruolo nel mondo e ben rappresenta una sintesi di Oriente e Occidente. Il risultato è sviluppo economico e rispetto delle minoranze.
Per Corigliano l’arrivo a Taipei somiglia a quello a Tel Aviv. Si coglie una sensazione di fiducia e determinazione. Il segreto del successo di Taiwan, secondo Gino Corigliano, è la libera impresa privata. La fiducia nel lavoro e nell’impegno di tutti con un’attenzione particolare alle nuove tecnologie.
I principi confuciani hanno avuto un ruolo fondamentale. Apprezza la costante cortesia dei taiwanesi e presenta Taiwan come punto di riferimento e modello per tutti quei paesi in via di sviluppo che vogliono migliorare le condizioni di vita dei propri cittadini.
Oggi, a quasi cinquant’anni da Viaggio a Formosa, la situazione a Taiwan non è mutata. La sua economia cresce e l’attenzione alle nuove tecnologie continua come attesta il suo ruolo rilevante nel settore dei semiconduttori.
Tonino Nocera