L’ultima giornata di Atreju, la storica kermesse di Fratelli d’Italia, si è chiusa con l’intervento della premier Giorgia Meloni, accolta da applausi e dal coro “Giorgia, Giorgia” al Castel Sant’Angelo. Sul palco si sono alternati i leader del centrodestra — da Antonio De Poli (Udc) a Maurizio Lupi (Noi Moderati), fino a Matteo Salvini e Antonio Tajani — prima della chiusura affidata alla presidente del Consiglio.
Meloni, ha salutato la platea con un bacio e ha preso posto in prima fila accanto a Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione. Nel suo discorso ha rivendicato il valore del confronto: “Questo è il luogo in cui tutte le idee hanno diritto di cittadinanza, in cui Nietzsche e Marx si danno la mano. Qui il valore delle persone si misura sui contenuti, e chi scappa dimostra di non averne”.
La premier ha ringraziato anche i leader dell’opposizione intervenuti, da Giuseppe Conte a Angelo Bonelli, da Matteo Renzi a Carlo Calenda, fino a Luigi Marattin. Non è mancata una frecciata a Elly Schlein, citata per il suo intervento “nannimorettiano” che, secondo Meloni, ha comunque contribuito a far parlare della manifestazione. “La cosa divertente è che il campo largo lo abbiamo unito noi”, ha ironizzato.
Nel passaggio più politico, Meloni ha attaccato la sinistra: “Ogni volta che parlano male di qualcosa, per noi va benissimo. Grazie a tutti quelli che ci fanno le macumbe. La sinistra spera nell’implosione perché a loro è sempre andata così. Ma io sono orgogliosa dei miei alleati e di quello che stiamo facendo insieme. È un’occasione storica per costruire l’Italia che abbiamo sempre sognato”.
Non sono mancati riferimenti alla politica estera: “Con gli Stati Uniti vogliamo un dialogo tra pari, non una subalternità. E siamo stati al fianco di Kiev dal primo giorno”. Un messaggio che ribadisce la linea di governo sullo scenario internazionale e la volontà di rafforzare il ruolo dell’Italia come partner credibile.
La chiusura di Atreju ha confermato la centralità di Meloni nel panorama politico italiano, capace di catalizzare l’attenzione sia della maggioranza che dell’opposizione, trasformando la kermesse in un palcoscenico di confronto e visibilità.
LL