La diplomazia sulla guerra in Ucraina ha segnato un momento cruciale a Berlino, dove l’ufficio del Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha comunicato l’esito di colloqui “costruttivi e produttivi” con la delegazione statunitense, durati quasi due ore. Kiev ha espresso forte ottimismo, parlando di “progressi concreti” e manifestando la speranza di raggiungere un accordo che “ci avvicini alla pace entro la fine della giornata”.
Nonostante il riserbo sui dettagli, le trattative si concentrano su garanzie di sicurezza e, secondo alcune fonti, la gestione delle risorse nel post-bellico, come l’accordo sulle terre rare recentemente negoziato. La capitale tedesca si conferma crocevia diplomatico con l’atteso arrivo in serata del premier italiano, Giorgia Meloni, a sottolineare l’importanza del vertice per gli alleati europei.
Parallelamente ai negoziati, il Presidente Volodymyr Zelensky ha aperto uno scenario significativo, dichiarando che Kiev è disposta a rinunciare alla richiesta di adesione alla NATO in cambio di solide garanzie di sicurezza bilaterali fornite da Stati Uniti, Europa e altri partner. Questa mossa, che smuoverebbe un punto di frizione cruciale con la Russia, è subordinata alla ricezione di “truppe reali, capacità reali” che consentano all’Ucraina di difendersi autonomamente.
A Bruxelles, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Kaja Kallas, ha ribadito la sua ferma posizione sull’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare la ricostruzione ucraina: “Le altre opzioni non funzionano,” ha dichiarato Kallas, respingendo le riserve di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, che chiedono di esplorare soluzioni alternative.
Kallas ha caldeggiato l’adozione della proposta sui prestiti basati sui profitti degli asset congelati (che secondo lei può essere approvata a maggioranza qualificata e non grava sui contribuenti), lanciando un messaggio chiaro a Mosca: “Se si causano tutti questi danni a un altro Paese, si deve pagare per i risarcimenti”. L’Italia, insieme ad altri tre Paesi, ha inviato una lettera alla Commissione, sottolineando la necessità di prudenza e la ricerca di altre opzioni.