Bruxelles – Il Palazzo di vetro del Parlamento Europeo diventa zona interdetta per i rappresentanti di Teheran. La Presidente Roberta Metsola, con un annuncio netto affidato ai propri canali social, ha ufficializzato il divieto di accesso a tutti i locali dell’Eurocamera per il personale diplomatico e i funzionari della Repubblica Islamica dell’Iran.
La decisione segna una rottura diplomatica profonda. “Non può essere tutto come al solito”, ha scandito Metsola, utilizzando una formula che sancisce la fine della tolleranza verso i canali formali del regime iraniano a Bruxelles. La scelta non è solo burocratica, ma fortemente politica: l’obiettivo è colpire l’immagine internazionale di un governo che l’Europa accusa ormai apertamente di crimini sistematici contro la propria popolazione.
Le motivazioni addotte dalla Presidente non lasciano spazio a interpretazioni. Mentre nelle strade di Teheran e delle altre province iraniane prosegue la resistenza civile, l’Eurocamera sceglie di schierarsi apertamente: “Questa Assemblea non contribuirà a legittimare un regime che si è mantenuto al potere attraverso la tortura, la repressione e l’omicidio. Mentre il coraggioso popolo iraniano continua a lottare per i propri diritti e la propria libertà, noi chiudiamo le porte a chi li opprime.”
Il bando totale a diplomatici e rappresentanti di uno Stato estero è una misura raramente adottata da un’istituzione parlamentare, solitamente luogo di mediazione. Tuttavia, il perdurare della repressione violenta contro le proteste (scatenate originariamente dalla morte di Mahsa Amini) e l’uso sistematico della pena di morte hanno spinto Bruxelles verso la linea della fermezza assoluta. Con questa mossa, il Parlamento Europeo lancia un messaggio chiaro anche alle altre istituzioni dell’Unione e agli Stati membri: la diplomazia non può prescindere dal rispetto dei diritti umani fondamentali.