Non si ferma l’ondata di violenza in Iran. Secondo quanto riportato dall’emittente dissidente Iran International, le forze di sicurezza in borghese e i membri delle Guardie Rivoluzionarie (Pasdaran) hanno avviato una violenta campagna di intimidazione mirata: nel mirino le abitazioni delle famiglie dei manifestanti uccisi durante gli scontri nella zona orientale di Teheran.
Le incursioni, segnate da saccheggi e insulti, avrebbero l’obiettivo di imporre il silenzio sul numero reale delle vittime. Ai familiari sarebbe stato ordinato di procedere a sepolture private e rapide prima dell’alba, con l’ulteriore e paradossale onere di dover rimborsare allo Stato il costo delle munizioni utilizzate per uccidere i propri cari.
Sul fronte delle comunicazioni, il regime mantiene il pugno di ferro. L’agenzia statale Fars ha confermato che il blackout di Internet, giunto al sesto giorno, potrebbe protrarsi per altre due settimane. Si tratta di una misura strategica per impedire il coordinamento delle proteste e il flusso di immagini verso l’esterno.
Parallelamente, Teheran alza il tiro della retorica militare. Fonti citate da Reuters riportano che l’Iran avrebbe avvertito Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Turchia: in caso di attacco statunitense, le basi militari USA presenti sul territorio dei paesi vicini diventeranno bersagli diretti della Repubblica Islamica.
La crisi sta innescando reazioni a catena nelle principali cancellerie mondiali: Stati Uniti: Il Dipartimento di Stato ha emesso un ordine di evacuazione immediata per i cittadini americani, suggerendo di lasciare il Paese via terra verso Armenia o Turchia e avvertendo che l’assistenza governativa sarà limitata a causa delle interruzioni delle reti. Qatar: Doha esprime profonda preoccupazione. Il portavoce Majid Al Ansari ha definito “catastrofiche” le conseguenze di una possibile escalation militare per l’intera stabilità del Medio Oriente.
Cina: Pechino mantiene la linea della non-ingerenza. La portavoce Mao Ning ha ribadito il sostegno al governo iraniano, opponendosi fermamente a “interferenze esterne” e all’uso della forza nelle relazioni internazionali. ONU: L’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha formalizzato una protesta presso il Segretario Generale Guterres, ribaltando le responsabilità delle vittime civili su Stati Uniti e Israele, accusati di istigare il disordine interno.