Due funzionari europei ritengono “probabile” un intervento militare degli Stati Uniti in Iran e, per uno di loro, un’azione potrebbe avvenire entro le prossime 24 ore. È quanto riferisce l’agenzia Reuters, secondo cui anche un funzionario israeliano sostiene che il presidente Donald Trump appaia orientato a procedere, pur con elementi ancora incerti su scala e modalità dell’operazione. Le indiscrezioni si inseriscono in un clima di forte tensione regionale, alimentato da una fitta sequenza di segnali militari e diplomatici che stanno ridisegnando il quadro della sicurezza in Medio Oriente.
Le fonti citate sottolineano che la decisione politica di intervenire sembrerebbe maturata, mentre restano aperti interrogativi sulla natura dell’eventuale azione: attacco mirato, operazione limitata o campagna più ampia. Proprio l’assenza di chiarezza su portata e obiettivi alimenta l’incertezza tra alleati europei e regionali, che temono ricadute sul traffico marittimo, sulla sicurezza energetica e sulla stabilità di Paesi già fragili sul piano interno. In questo contesto, ogni mossa viene letta come possibile indizio di un’escalation che potrebbe rapidamente oltrepassare i confini iraniani, coinvolgendo milizie e attori non statali presenti nell’area.
Un ulteriore segnale di allerta arriva dal teatro del Golfo, dove Washington ha avviato un parziale ritiro di personale dalla base Usa in Qatar, mossa che gli osservatori interpretano come precauzione in vista di eventuali sviluppi sul terreno.
La stessa Reuters ricorda come già nei giorni precedenti le forze statunitensi abbiano rafforzato posture difensive e capacità di risposta rapida nella regione, nel timore di ritorsioni o attacchi contro installazioni e interessi occidentali. Sullo sfondo resta la grande incognita delle reazioni iraniane e delle possibili catene di risposta, con le cancellerie internazionali impegnate in un difficile equilibrio tra sostegno agli alleati e tentativi di evitare una guerra aperta.
PE