Uno dei nodi logistici e militari più rilevanti della Siria settentrionale ha cambiato mano nelle ultime ore, segnando un punto a favore dell’esercito regolare di Damasco. L’annuncio ufficiale è arrivato direttamente dai vertici militari siriani, i quali hanno confermato di aver assunto il pieno controllo dell’aeroporto militare di Tabqa.
Questa infrastruttura si trova in una posizione geografica cruciale all’interno della provincia di Raqqa, un’area che per anni è stata il cuore di complessi scontri tra diverse fazioni e potenze internazionali. Prima di questa operazione, lo scalo era presidiato dalle forze curde, che avevano trasformato la città e l’aeroporto in una roccaforte difensiva contro le avanzate esterne.
Le manovre sono state rapide e coordinate, come riportato dall’agenzia di stampa ufficiale SANA, che ha descritto le fasi iniziali dell’accerchiamento prima della resa finale della zona aeroportuale.
Le truppe governative sono penetrate nel tessuto urbano della città di Tabqa con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare le sacche di resistenza delle milizie curde trincerate nelle strutture strategiche. La riconquista di questo aeroporto non ha solo un valore simbolico ma rappresenta un vantaggio tattico immenso, poiché permette a Damasco di proiettare il proprio potere aereo e logistico molto più vicino ai confini caldi del nord del Paese.
Per le forze curde si tratta di un colpo durissimo che ridimensiona la loro influenza in una provincia un tempo considerata la Capitale del sedicente califfato e poi passata sotto il loro controllo dopo la liberazione. Il controllo di Tabqa significa anche avere una parola definitiva sulla gestione delle risorse idriche ed energetiche legate alla vicina diga sull’Eufrate, un elemento che aggiunge peso politico all’operazione militare appena conclusa.
La popolazione locale osserva con timore e speranza questo ennesimo cambio di guardia, in un conflitto che sembra non trovare mai una fine definitiva ma che vede ora una decisa riaffermazione del potere centrale siriano in territori periferici. Gli osservatori internazionali interpretano questo movimento come una volontà precisa del governo di riprendere il controllo totale del territorio nazionale, approfittando anche dei mutati equilibri geopolitici regionali.
La presa dell’aeroporto di Tabqa potrebbe dunque essere il preludio a ulteriori offensive mirate a ricompattare la geografia siriana sotto un’unica bandiera, eliminando le autonomie armate che si erano formate durante il caos della guerra civile.
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