La visita in Corea del Sud di Giorgia Meloni è iniziata ieri al Cimitero Nazionale (Seoul National Cemetery), luogo simbolo che onora i soldati caduti per la Nazione, in particolare durante la Guerra di Corea. Il Presidente ha successivamente incontrato una rappresentanza di imprenditori italiani che operano in Corea.
Questa mattina invece il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato a il Presidente della Repubblica di Corea, Lee Jae-Myung (i due leader si erano precedentemente incontrati a New York) ed ha risposto alle domande dei giornalisti durante il “punto stampa” stampa in cui si sono stati toccati svariati argomenti ma quello fondamentale era relativo alla questione della Groenlandia. Una “diatriba” tutta interna alla NATO tra Europa e USA.
L’ombra dei dazi torna ad allungarsi sull’Atlantico, innescando un cortocircuito diplomatico che vede la Groenlandia trasformarsi improvvisamente nel nuovo epicentro delle tensioni tra la Casa Bianca di Donald Trump e le cancellerie europee. In questo scenario frammentato, Giorgia Meloni assume le vesti di mediatrice, cercando di ricucire uno strappo che definisce apertamente un errore strategico: la scelta della Presidenza americana di colpire con sanzioni economiche quegli alleati che hanno inviato truppe nel cuore dell’Artico.
La posizione della premier italiana è netta nel respingere l’idea che le iniziative europee avessero una matrice antiamericana, parlando piuttosto di un colossale problema di comunicazione e interpretazione tra le due sponde dell’oceano. Durante un recente colloquio telefonico con Trump, Meloni ha tentato di trasmettere un messaggio di unità, sottolineando come l’attenzione per la sicurezza di una regione così nevralgica non debba essere letta come una sfida agli Stati Uniti, bensì come un baluardo necessario contro le ingerenze di attori ostili terzi.
Per sciogliere questo nodo, la ricetta italiana passa inevitabilmente per la NATO, indicata come l’unico perimetro naturale in cui organizzare la deterrenza e il dialogo, evitando che una divergenza d’intenti si trasformi in una pericolosa escalation commerciale proprio mentre il mondo osserva con apprensione gli equilibri del Nord. Nonostante le scintille interne alla maggioranza, con la Lega che plaude al disimpegno italiano dal “bellicismo” europeo, la premier tira dritto, forte anche di un rinnovato protagonismo sul fronte mediorientale grazie all’invito ufficiale rivolto all’Italia per far parte del Board of Peace per Gaza.
Questa doppia partita diplomatica, che spazia dai ghiacci artici alle sabbie del Medio Oriente, si intreccia infine con l’agenda domestica, dove il ritorno a Roma segnerà l’accelerazione sul nuovo pacchetto sicurezza promesso ai cittadini.
Tra la necessità di rassicurare un Donald Trump interessato ma fermo sulle sue posizioni e quella di gestire le priorità interne come il contrasto alle baby gang, la strategia di Meloni appare chiara: puntare sulla chiarezza del messaggio e sulla forza delle relazioni bilaterali per evitare che i dazi diventino il muro contro cui si infrange la cooperazione transatlantica.
Fabrizio Pace