Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha reso noto in un’intervista all’agenzia Afp che circa 600mila residenti hanno lasciato la capitale ucraina nell’arco di dieci giorni, rispondendo all’appello lanciato il 9 gennaio a trasferirsi temporaneamente in zone più sicure. La richiesta era arrivata dopo una nuova ondata di attacchi russi contro infrastrutture energetiche strategiche, che aveva provocato blackout diffusi e interruzioni nell’erogazione di acqua e riscaldamento. Secondo Klitschko, la situazione è diventata particolarmente critica quando una serie coordinata di droni e missili ha colpito la città, lasciando interi quartieri senza servizi essenziali proprio mentre le temperature scendevano fino a –20 °C.
«Molti cittadini hanno scelto di allontanarsi per proteggere le proprie famiglie», ha spiegato il sindaco, sottolineando che l’esodo temporaneo è stato necessario per alleggerire la pressione sulle infrastrutture rimaste operative e consentire interventi di ripristino più rapidi. Kiev continua intanto a fare i conti con una situazione energetica fragile e con la minaccia costante di nuovi bombardamenti, mentre le autorità locali invitano la popolazione a seguire le indicazioni di sicurezza e a prepararsi a ulteriori possibili interruzioni dei servizi.