Il Presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di riprendere l’iniziativa diplomatica inviando un messaggio riservato a Donald Trump per proporre un G7 straordinario a Parigi il prossimo 22 gennaio, con l’ipotesi di includere Vladimir Putin al tavolo dei lavori.
La risposta del tycoon, arrivata dalla Florida poco prima della sua partenza per il Forum di Davos, è stata però un gelido richiamo al protezionismo più estremo: dazi del 200% su vini e champagne francesi. Il motivo di questo attacco frontale risiede nel rifiuto dell’Eliseo di aderire al “Board of Peace”, l’organismo voluto da Trump per la gestione del post-conflitto a Gaza, che il leader americano intende guidare con una visione profondamente diversa da quella europea.
Fonti vicine alla presidenza francese hanno definito “inaccettabili” queste minacce, sottolineando come l’utilizzo di tariffe commerciali per influenzare le scelte di politica estera di una nazione sovrana rappresenti un pericoloso precedente nei rapporti internazionali.
Mentre Trump ribadisce la sua volontà di coinvolgere la Russia nel nuovo assetto di pace mediorientale, la Francia si trova a dover difendere uno dei suoi settori economici di punta, con il comparto vinicolo che trema di fronte alla prospettiva di essere tagliato fuori dal mercato statunitense.
La tensione è palpabile e il vertice di Davos si preannuncia come il primo vero scontro diretto tra la visione della “pace attraverso la forza” del nuovo inquilino della Casa Bianca e l’approccio multilaterale europeo. La partita si sposta ora sulle cancellerie europee, chiamate a decidere se seguire la linea dura di Parigi o cercare una mediazione con la nuova amministrazione americana che non sembra intenzionata a fare sconti a nessuno.
Ant Ier