Proprio quando sembrava che il maltempo stesse dando una tregua, il fiume Laverde ha deciso di ribellarsi, esondando con violenza e invadendo un tratto cruciale della Statale 106 Jonica nei pressi di Bianco, nel cuore del Reggino, dove al chilometro 75,600 la carreggiata è diventata un fiume di fango e detriti che ha costretto Anas a chiudere immediatamente la strada per garantire la sicurezza di tutti i veicoli in transito.
Sul posto sono arrivate in fretta le squadre specializzate dell’azienda autostradale insieme alle forze dell’ordine, che ora stanno coordinando le deviazioni del traffico su percorsi alternativi e lavorano senza sosta per rimuovere l’acqua, il limo e i rami trascinati dalla corrente, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare la circolazione nel minor tempo possibile nonostante le condizioni avverse che persistono.
La Statale 106 rappresenta il sangue vitale della Calabria ionica, un’arteria che collega Reggio Calabria ai centri del Crotonese passando per borghi storici e campi fertili, e ogni interruzione come questa genera inevitabilmente code interminabili, ritardi per i pendolari che ogni giorno affrontano quel percorso per lavoro o studio, e disagi per i camionisti che trasportano merci fresche come agrumi e ortaggi, pilastri dell’economia locale già messa a dura prova dalle piogge incessanti degli ultimi giorni.
I residenti di Bianco raccontano di aver visto salire il livello del Laverde già ieri sera, con l’acqua che lambiva gli argini dopo settimane di precipitazioni abbondanti che hanno saturato il suolo montano a monte, e ora temono per le loro campagne dove il mais e le olive potrebbero subire danni irreparabili se l’allagamento persiste, mentre le autorità locali invitano tutti a evitare la zona e a seguire gli aggiornamenti ufficiali tramite app e siti web di Anas per trovare le rotte alternative come quelle provinciali verso Brancaleone.
In un contesto regionale segnato da un autunno piovoso fuori norma, questo episodio del Laverde non è isolato ma si aggiunge a una serie di eventi che mettono in luce la vulnerabilità idrogeologica della Calabria, dove fiumi stretti tra catene montuose e mare spesso esondano con poca pioggia extra, e Anas sta investendo in monitoraggi 24 ore su 24 con sensori e droni per prevedere questi colpi di scena, anche se i fondi per opere strutturali come nuovi argini o bacini di raccolta rimangono un tema caldo nelle discussioni con il Governo centrale.
LL